Tarquinia, la roulotte della vergogna: Alessandro aspetta ancora una casa. Ora tocca ai cittadini
Cronaca
2 Ottobre 2026
Tarquinia, la roulotte della vergogna: Alessandro aspetta ancora una casa. Ora tocca ai cittadini

TARQUINIA – Ogni sera, quando cala il buio sulla campagna della Farnesiana, Alessandro Noferini controlla la bombola dell’ossigeno.

È il gesto più importante della sua giornata, perché dentro quella roulotte, di notte, arrivano le crisi respiratorie. Quasi ogni notte. A volte bastano le sue forze, altre volte serve una corsa al pronto soccorso.

Poi si torna lì, tra quelle pareti sottili, senza acqua corrente e senza un vero bagno. Per lavarsi c’è la carità dei frati. È la vita di un uomo invalido al 100%, nella città che ambiva a diventare Capitale della Cultura.

Una storia che conosciamo tutti

Ormai la storia di Alessandro la conosce mezza Italia. Nel 2020 il Covid lo ha portato a un passo dalla morte, nonostante si fosse vaccinato come la legge chiedeva.

Ne è uscito vivo, ma con mezzo polmone funzionante, l’ossigeno 24 ore su 24, una cardiopatia dilatativa al terzo stadio, la fibrillazione permanente e venti pastiglie al giorno. Da anni aspetta una casa popolare.

Da anni vive in una roulotte che gli ha regalato un amico. A fine maggio la sua storia è arrivata in prima serata su Rete 4, a “Fuori dal Coro”. Proprio in quei giorni, come per magia, una nuova graduatoria lo faceva salire dal quinto al secondo posto.

Sembrava fatta. Poi la doccia fredda: case disponibili non ce ne sono. O meglio, ce n’è una, ma è di 80 metri quadrati, troppo grande per una persona sola. In alternativa, un affitto al primo piano in zona Sant’Antonio, con il Comune disposto a pagarne solo una piccola parte.

Ma Alessandro vive con pochi soldi, che servono per medicine e terapie, e non può permetterselo. Per il resto bisogna aspettare: sei mesi, un anno, forse di più. Sono passati quattro mesi da allora. Le telecamere se ne sono andate. Alessandro è rimasto dov’era.

Le domande a cui nessuno risponde

Ci chiediamo come sia possibile che un Comune non riesca a trovare una soluzione dignitosa per un cittadino in queste condizioni. Ci chiediamo quanto valgano le regole sui metri quadrati quando dall’altra parte c’è un uomo che respira con una bombola. E ci chiediamo perché tutto sembra muoversi solo quando arriva la televisione, per poi fermarsi di nuovo appena si spengono i riflettori. Alessandro ha sempre riconosciuto che i servizi sociali hanno fatto tutto ciò che potevano per lui. Ed è proprio questo il punto: chi lavora sul campo ha fatto la sua parte, mentre è mancata la politica. Sindaco Sposetti, il tempo delle valutazioni è finito. Serve una decisione.

A chi ha una casa vuota

Nell’attesa, ci rivolgiamo a voi, tarquiniesi. Da qualche parte in questa città c’è sicuramente un piccolo appartamento chiuso, un bilocale ereditato, una casa al piano terra che aspetta da anni di essere sistemata. Per Alessandro basterebbe: due stanze, un bagno vero, acqua che esce dal rubinetto. Possibilmente al piano terra o con ascensore, e non lontano dai servizi sanitari. Non vi chiediamo di risolvere ciò che spetta al Comune. Vi chiediamo di dare ad Alessandro un posto dove aspettare con dignità, finché l’amministrazione non farà il suo dovere. Chi vuole aiutare può contattare la nostra redazione redazione@lacronaca24.it: metteremo in contatto i proprietari con Alessandro e seguiremo la vicenda passo dopo passo. Tarquinia ha già scritto pagine importanti nella storia. Questa pagina, piccola ma decisiva, possono scriverla i suoi cittadini.