TORINO – Stanno circolando sempre più prepotentemente in rete le parole rilasciate dall’ex allenatore del Napoli, Antonio Conte, in un’intervista esclusiva concessa ad uno dei media di riferimento oltremanica, The Athletic. S’è raccontato tra passato ma soprattutto presente e futuro, lanciando dichiarazioni destinate a far rumore eccome perché, nel sibillino lessico contiano, lasciano trasparire mete per definite.
Ha espressamente sottolineato come, tra l’altro mossa adottata già in passato, sia intrigato da sfide in cui c’è da riportar a vincere nobili istituzioni che non vincano da tempo. In Italia, possiede questa dimensione. All’estero, un pochino meno: calcio troppo robotico, progetti a breve termine, due anni e se ne va. Ecco perché a Manchester, sponda United che tra l’altro è sempre stato un suo desiderio, da un decennio almeno compiono altre scelte quando il suo nome perviene sulla loro scrivania.
In Italia può invece ancora ambire. Ecco che le parole richiamano non tanto il Milan, ma soprattutto alla Juventus. Sarà un tormentone nelle orecchie di Spalletti, quest’anno. Il tecnico di Certaldo l’ha capito, lo sa, dovrà gestirlo: “Se arrivi in un club la cui storia parla da sé, una storia fatta di trofei, scudetti e vittorie, puoi onorarla in un solo modo: avendo l’ambizione di riportare quel club a lottare per quegli obiettivi, qualora non ci riesca già oggi. Ci sono molti club che hanno un po’ perso di vista la propria storia. mi piacerebbe andare in una di queste società per rispolverare quel passato e farlo tornare a splendere”.
Al momento, dopo l’intenso biennio di Napoli, Conte ha deciso di restar fermo. Legarsi alla famiglia, proprio a Torino. Ha respinto corti turche se non saudite. Ha respinto soldi importanti, gli va dato atto, ambisce ancora a restar nel calcio europeo, quello che ancora conta di più.

