VITERBO – A passeggiare per le strade di Viterbo, facendo lo slalom tra bivacchi e degrado, a qualcuno potrebbe venire il legittimo sospetto di vivere in una realtà parallela. Secondo i dati ufficiali sciorinati in Prefettura, infatti, l’emergenza non esiste, anzi: gli arrivi di migranti nella Tuscia sarebbero crollati di oltre il 40%. Un calo drastico sulla carta — dai 135 arrivi del primo semestre 2025 ai “miseri” 75 dello stesso periodo del 2026 — che stride prepotentemente con la percezione quotidiana di insicurezza e sovraffollamento lamentata dai cittadini. Eppure, al di là della narrazione statistica, la situazione sul territorio è talmente complessa da aver costretto le massime cariche istituzionali a siglare in fretta e furia un nuovo, imponente protocollo operativo per arginare il fenomeno.
Se gli sbarchi (forse) diminuiscono, a far scattare l’allarme è la tipologia di chi arriva. Le istituzioni si trovano infatti a fare i conti con un’impennata di soggetti definiti “vulnerabili”. E non si tratta solo di curare acciacchi fisici: il sistema sta assorbendo l’urto di crescenti disagi psichiatrici e pesantissime difficoltà di integrazione culturale e religiosa di chi si scontra frontalmente con una società lontana anni luce da quella di provenienza. Una miscela esplosiva che ha spinto il prefetto Sergio Pomponio, il questore Giorgio Di Munno e il direttore generale dell’Asl Egisto Bianconi (affiancato dalla direttrice sanitaria Assunta De Luca) a sedersi allo stesso tavolo per blindare un nuovo accordo sulla presa in carico sanitaria e amministrativa degli stranieri.
Il documento, che dà finalmente attuazione alle nuove e più stringenti disposizioni europee entrate in vigore a giugno, punta a mettere ordine nel caos. Che si tratti di arrivi programmati, di stranieri rintracciati irregolarmente sul territorio o di chi si presenta spontaneamente per chiedere asilo, le maglie dei controlli dovranno stringersi: la prima valutazione medica dovrà scattare in un tempo compreso tra le 24 e le 72 ore, marciando di pari passo con l’identificazione della Polizia. «La tutela della salute degli stranieri va letta all’interno del sistema della sanità pubblica», ha ammesso il prefetto Pomponio, chiarendo come l’obiettivo primario sia quello di individuare rapidamente patologie silenti per tutelare, in primis, la salute della popolazione residente.
Per reggere l’urto di questo “calo” di migranti, l’Asl si è vista però costretta a moltiplicare gli sforzi, estendendo la propria rete di accoglienza. Se fino allo scorso 30 settembre tutto il peso gravava unicamente sull’ambulatorio della Cittadella della Salute del capoluogo, da ottobre le porte si sono dovute spalancare anche nelle strutture di prossimità di Tarquinia, Montefiascone e Ronciglione. Un maxi-spiegamento di forze che il DG Bianconi inquadra come una «risposta unitaria» necessaria per abbattere i tempi. Una rapidità invocata a gran voce anche dal questore Di Munno, fondamentale per non disperdere le tracce di chi si muove irregolarmente.
Alla fine, a spiegare il divario tra la narrazione del calo del 40% e i marciapiedi affollati, ci pensa un altro numero, decisamente meno sbandierato: solo nel corso del 2025, la Questura di Viterbo ha dovuto gestire e formalizzare la bellezza di 1.031 domande di protezione internazionale. Un dato pesantissimo che riporta, bruscamente, le statistiche ufficiali alla cruda realtà che i viterbesi vivono ogni giorno.

