LATINA – Per Lovato l’azienda era più importate della vita di un suo operaio. Nelle 46 pagine di motivazioni, con cui nel luglio scorso hanno condannato, a 16 anni di carcere, l’imprenditore agricolo accusato della morte di Satnam Singh, il bracciante indiano vittima di un incidente sul lavoro nell’azienda agricola di Borgo Santa Maria, nel Lazio.
L’operaio morì dopo che un macchinario avvolgi plastica gli aveva amputato il braccio destro. Lovato, ex datore di lavoro di Satnam e della compagna Soni, è stato condannato per omicidio volontario con dolo eventuale, dopo l’incidente, caricò i due lavoratori, impiegati senza contratto, su un furgone e accompagnò Satnam, senza chiamare i soccorsi.
Il braccio amputato venne riposto in una cassetta per la frutta. I giudici della Corte d’assise di Latina, sottolineano, nell’atto anche le condizioni di lavoro della coppia. “La paga era da 200 a 300 euro al mese e Satnam Singh lavorava dalle 10 alle 11 ore per una paga di 5,50 euro l’ora, innalzata nell’anno in corso a 6,00 euro l’ora”.
Per la Corte “la gravità del danno cagionato è strettamente connessa al bene giuridico leso, il più importante, la vita, ed è accresciuta dalle particolari condizioni di vulnerabilità della vittima, soggetto irregolare sul territorio italiano e sprovvisto delle minime tutele che dovrebbero essere garantite ad ogni lavoratore”.
Ancora, a sfavore dell’imputato, scrivono i giudici, depongono “l’intensità del dolo che ha accompagnato la sua azione per un arco temporale significativo, nonostante, come già sottolineato, le ripetute sollecitazioni di agire in modo diverso”.

