Factorial: “L’Ai aumenta le aspettative delle imprese ma non riduce il carico di lavoro”
labitalia
9 Ottobre 2026
Factorial: “L’Ai aumenta le aspettative delle imprese ma non riduce il carico di lavoro”

(Adnkronos) – Più intelligenza artificiale non significa automaticamente meno lavoro. E’ quanto emerge dal Factorial business facts index 2026, la ricerca sul funzionamento delle imprese europee nell’era dell’AI, presentata oggi a Milano in occasione del Factorial Summit. Lo studio mette a fuoco i costi della disconnessione tra persone, risorse, strumenti e processi. In Italia il 64,5% dei decision maker dichiara che l’AI ha aumentato le aspettative di performance e di output sui propri team. Allo stesso tempo, il 56,5% dei manager afferma che il carico di lavoro, proprio e dei team, è rimasto invariato o è aumentato dopo l’introduzione degli strumenti di AI; solo il 34,2% osserva una riduzione. L’AI aumenta il potenziale produttivo, ma può accompagnarsi a una maggiore pressione sulla performance.

“L’AI può rendere più veloci molte attività individuali, ma la produttività è un risultato organizzativo, non individuale. Se l’AI resta uno strumento in più, scollegato dai sistemi, dai dati e dai processi in cui il lavoro avviene davvero, non semplifica la vita alle aziende: alza le aspettative senza ridurre il lavoro. La sfida non è avere più AI, ma integrarla nel modo in cui le aziende lavorano. E, come azienda nata in Europa, conosciamo da vicino la realtà delle imprese europee. Per questo crediamo che non basti un’AI che conosca il mondo, ma che conosca anche la tua azienda”, commenta Nicola Laganà, vicepresidente del marketing di Factorial.

Una delle cause è la frammentazione degli strumenti. In Italia il 44,3% delle aziende paga almeno due software che svolgono sostanzialmente la stessa funzione, mentre il 63,8% dei manager sostiene che il continuo passaggio tra applicazioni penalizza il lavoro strategico. Cercare informazioni custodite da un altro dipartimento, riconciliare dati discordanti, ripetere attività già svolte altrove: che si tratti di chiudere il mese per la funzione finanziaria, gestire gli acquisti e i dispositivi IT o pianificare i turni del personale, la disconnessione ha un costo economico misurabile. Per un’azienda italiana di 1.000 dipendenti Factorial stima in 343.731 euro l’anno il costo del tempo perso dai manager, mentre in un’organizzazione da 250 dipendenti la perdita raggiunge 85.933 euro l’anno. Non sorprende che il 76,7% dei leader italiani ritenga che la propria azienda funzionerebbe meglio con meno strumenti software, più centralizzati.

L’adozione dell’AI non coincide ancora con la sua integrazione nei processi. A livello europeo solo il 9,5% delle aziende dichiara che l’AI è pienamente integrata nella maggior parte dei processi, e solo il 18,5% dei leader afferma che almeno 6 dipendenti su 10 usano le capacità AI dei software aziendali per pianificare, analizzare dati, costruire report o decidere. Quando si chiede cosa aumenterebbe di più la fiducia negli agenti AI, al primo posto c’è l’integrazione nei software già in uso e ritenuti affidabili (23%), seguita dalla supervisione umana sulle decisioni importanti (22,3%).

Per Factorial, è proprio nel passaggio dall’adozione individuale all’integrazione organizzativa che si gioca la prossima fase dell’AI nelle imprese. L’obiettivo non è aggiungere nuovi strumenti, ma connettere persone, dati e processi, riducendo le attività ripetitive e la frammentazione e restituendo tempo alle attività in cui il contributo umano genera maggiore valore. Ed è proprio questo il ruolo di Factorial: un AI per le aziende che conosce, connette e valorizza il potenziale di ogni impresa, dale risorse umane all’amministrazione e alle operations.