SHANGHAI (CINA) – Non era certamente questa la maniera in cui Zverev avrebbe voluto brindare al prossimo imminente primato al mondo, quello con cui tra l’altro chiuderà il 2026 e si iscriverà alla speciale classifica di primatisti del tennis come 30° in questa illustre e storica graduatoria. Zverev fallisce ancora, fallisce pure l’appuntamento più prestigioso dello swing asiatico, i Masters 1000 di Shanghai. Dopo la lezione di storia incassata da Djokovic a Pechino, stavolta esce in semifinale per una debacle clamorosa quanto inaspettata: passa Fokina, spagnolo semplicemente 25° del seeding, alla sola seconda finalissima 1000 in carriera dopo Montecarlo 2022. Partito pure bene, Zverev incassa una rimonta che lascia di stucco il pubblico di Shanghai. Sarà N1 ben presto, ma senza gloria cinese. Senza quella ciliegina moralmente doverosa, in un’annata in cui chiuderà davanti a tutti per le lungodegenze dei due veri mostri generazionali, Alcaraz e Re Sinner. E domattina, alle 10.30, sarà finalissima tutta spagnola. Perché nonostante i grandi sforzi a tratti eroici di Medvedev, a vincere l’altra semifinale diventa un altro talento iberico che spiega quanto e come siano anni radiosi pure per il tennis dall’altra parte del Mediterraneo: 2-0 Jodar, che s’è preso sì qualche mese di riposo a fine estate ma che è tornato prepotentemente per prendersi la prima finalissima di un 1000 in carriera ad appena 20 candeline. Dopo Alcaraz, la Spagna può dunque mostrare e godersi un altro luccicantissimo talento: perfetto alla risposta, vola, grintoso e affamato, mentalità di chi vuol arrivare ma al contempo da veterano, come quando nel finale gestisce con freddezza e lucidità ogni occasione che avrebbe potuto riportare il russo in partita. Invece eccoci qui: Shanghai si tinge di rosso, finale tutta spagnola.

