(Adnkronos) – “Sebbene ci siano tutte le intenzioni da parte del Governo e della società civile di evitarla con tutte le forze possibili, il Regno Unito non è ancora pronto a combattere una guerra a lungo termine”. In un’intervista ad Adnkronos Hamish Mundell, esperto di questioni di Difesa e spesa pubblica in ambito militare, avendo lavorato per conto del Ministro delle Finanze Philip Hammond durante il governo di Theresa May, analizza la recente dichiarazione del capo dell’esercito britannico, il generale Roly Walker, che ha sollecitato i politici a un confronto aperto con i cittadini sui sacrifici necessari per prepararsi a una eventuale guerra.
“Il motivo risiede in uno squilibrio strutturale tra forze permanenti e riserve: l’esercito britannico mantiene un assetto sbilanciato verso truppe di ruolo costose, a scapito di una riserva numerosa da mobilitare in caso di conflitto prolungato. Il Regno Unito sta rimanendo indietro, mentre Germania, Francia, Polonia e altri paesi europei si stanno riarmando più velocemente e stanno adottando le misure legali e industriali necessarie per prepararsi, se occorre, a una mobilitazione bellica”, spiega l’esperto.
Il nodo della questione resta finanziario e politico. Il rifiuto del Governo di tagliare la spesa sociale per la difesa si scontra con la realtà delle minacce geopolitiche. Mundell evidenzia come “la dichiarazione del primo ministro Andy Burnham secondo cui ‘la sicurezza nazionale non può andare a scapito della sicurezza sociale’ è di fatto il nodo della questione. Le parole di Roly Walker sul sacrificio possono essere viste come una sfida diretta all’idea che una spesa assistenziale in continua espansione sia un lusso che il Paese non può più permettersi mentre le minacce crescono. Sebbene il prossimo bilancio sottrarrà denaro a ministeri come quello dell’energia, lo stato sociale resta il ‘candidato’ ovvio ai tagli per raggiungere il target di spesa Nato al 3,5%”.
La necessità di questo sforzo è amplificata dalla minaccia russa che prosegue su vari fronti, sia con l’invio di droni su vari obiettivi presenti in paesi europei che attraverso attacchi cyber alle strutture tecnologiche. Mundell avverte che “sebbene non sia affatto scontato che la Gran Bretagna verrà trascinata in una guerra futura, la mancanza di preparazione rende questo scenario molto più probabile. Delusa dai risultati in Ucraina, la Russia ha notato le esitazioni europee e le crepe tra le sponde dell’Atlantico, cogliendo un’occasione storica per cambiare gli equilibri di potere nella regione”. Il pericolo che il conflitto travalichi i confini ucraini è concreto: “È del tutto ipotizzabile che, chiusa la partita in Ucraina, Mosca decida di mettere alla prova la Nato attaccando uno dei suoi membri per testare la clausola di difesa collettiva dell’Articolo V: un attacco armato contro un membro della Nato è considerato un attacco contro tutti i paesi dell’alleanza. Se riuscisse a far emergere le divisioni dell’Alleanza e a dimostrare che la protezione reciproca non funziona, la Russia si imporrebbe come la principale potenza militare dell’area”. (di Alessandro Allocca)

