Tarquinia – La Regione boccia il progetto per il mega impianto di accumulo energetico dalla società BESSTARQ
Ambiente, Cronaca
20 Ottobre 2026
Tarquinia – La Regione boccia il progetto per il mega impianto di accumulo energetico dalla società BESSTARQ

TARQUINIA – La Regione Lazio dice no al progetto per la realizzazione di un impianto di accumulo energetico da 414 megawatt a Tarquinia. La delibera, approvata dalla Giunta regionale. apre anche una questione politica sul ruolo dell’amministrazione comunale.

 

Con la deliberazione pubblicata oggi, martedì 20 ottobre, sul Bollettino ufficiale regionale, la Regione ha negato l’intesa necessaria per autorizzare il progetto presentato dalla società BESSTARQ S.r.l., destinato a sorgere nel territorio comunale insieme alle opere di connessione alla rete elettrica nazionale. Una decisione che ferma, almeno sul fronte dell’intesa regionale, un intervento di dimensioni considerevoli, ma che non può essere letta semplicemente come una vittoria del Comune di Tarquinia.

 

Nelle motivazioni del diniego, la Regione mette nero su bianco un dato significativo: la provincia di Viterbo concentra già una quota rilevante degli impianti energetici del Lazio.

 

Al 31 dicembre 2025, secondo i dati Terna richiamati nella deliberazione, nel Viterbese risultavano installati 1.579 MW di potenza fotovoltaica, pari al 48% del totale regionale, e 69 MW di potenza eolica, corrispondenti all’88% del dato del Lazio. Il quadro è ancora più evidente per gli impianti di accumulo elettrochimico, i cosiddetti BESS: dei 51,6 MW complessivamente installati nel Lazio, 46,6 MW si trovavano nella provincia di Viterbo, pari al 90% del totale.

 

Il nuovo progetto avrebbe aggiunto altri 414 MW, una potenza quasi nove volte superiore a quella degli impianti di accumulo già installati nell’intera provincia alla fine del 2025. È soprattutto su questo squilibrio territoriale, insieme agli impatti cumulativi degli impianti e alla necessità di tutelare ambiente, paesaggio e territorio, che si fonda la scelta della Regione.

 

La Regione ha preso in considerazione anche le osservazioni dell’amministrazione comunale, ma il diniego si fonda su una valutazione più ampia, che riguarda l’intero territorio provinciale e gli obiettivi energetici regionali. Ed è proprio qui che si apre il fronte politico: il parere contrario del Comune, da solo, non equivaleva a un blocco dell’opera. La procedura era infatti in corso al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al quale spettava il rilascio dell’autorizzazione unica, previa intesa con la Regione.

 

La delibera richiama anche la presenza, a circa cinque chilometri dall’area interessata dal progetto, di un parco fotovoltaico già autorizzato e realizzato in località Pian d’Organi, con una potenza superiore a 54 MW. Un elemento che contribuisce alla valutazione degli impatti cumulativi e che riporta al centro una questione tutt’altro che secondaria: come vengono pianificati e governati gli interventi energetici in un territorio che già ospita una concentrazione elevata di impianti?

 

Il diniego rappresenta un passaggio decisivo nell’iter autorizzativo, perché l’intesa regionale è indicata nella stessa delibera come imprescindibile per il rilascio dell’autorizzazione unica. Questo non significa, tuttavia, che ogni questione sia definitivamente chiusa: la società potrà valutare gli strumenti di tutela previsti dalla legge e la deliberazione lascia impregiudicati gli ulteriori atti eventualmente necessari. Per il Comune di Tarquinia, la decisione regionale rappresenta certamente un risultato favorevole rispetto al progetto contestato. Ma sarebbe riduttivo attribuirne l’esito esclusivamente all’opposizione dell’amministrazione.