SANTA MARINELLA – Un convegno più tecnico, scientifico e specifico sul territorio di Santa Marinella, quindi il suo studio per la sua sicurezza, al fine d’evitar di rivivere quanto di drammatico vissuto dalla comunità tirrenica in quell’ottobre 1981. Un’alluvione che ha segnato la storia della Perla del Tirreno, per una nuova Amministrazione che in questo mesi, in occasione della 45° ricorrenza, ha provveduto a rilanciare una serie di impegni, convegni, iniziative storico, scientifiche e culturali per diffondere conoscenza, consapevolezza, memoria e collettività.
In direzione rigorosamente più tecnica si inquadra il convegno del 24 ottobre, un appuntamento che ha unito il ricordo delle vittime all’impegno dell’Amministrazione per la sicurezza e la trasparenza. L’incontro, moderato dalla consigliera e delegata alla fragilità del territorio Clelia Di Liello, ha visto la partecipazione del sindaco Alessio Manuelli, dell’assessore all’ambiente Danilo Bitetti, di numerosi consiglieri di maggioranza, della vicesindaca del Comune di Civitavecchia, Stefania Tinti, dei rappresentanti della Protezione Civile di santa Marinella, Civitavecchia e di Allumiere, I lavori hanno messo in luce un principio fondamentale: lo studio approfondito della storia e della conformazione della città è la base imprescindibile per proteggere la comunità.
“Il convegno è stato un momento di approfondimento e informazione. Una lezione collettiva da cui Amministrazione e cittadini intendono trarre insegnamento per pianificare con consapevolezza e proteggere il futuro del territorio”, ha commentato il sindaco Manuelli al termine della conferenza.
L’intervento del geologo ed esperto di sicurezza Stefano Massera ha tracciato una precisa cronistoria delle alluvioni locali, ricordando le tappe critiche del 1935/36, 1949, 1966, fino ai più recenti eventi del 2 ottobre1981, 1996, 1997, 2014 e 2015. “L’analisi del geologo ha evidenziato come la fragilità del territorio sia strutturale, a causa di un’area collinare a ridosso della costa con tempi di assorbimento ridotti e priva di pianure di esondazione – ha spiegato la consigliera Di Liello – Questa tendenza naturale è stata aggravata dall’antropizzazione, in particolare dalle costruzioni sugli argini, dai fossi tombati e dalle barriere infrastrutturali (autostrada, ferrovia, via Aurelia), a cui si aggiungono le ostruzioni causate da detriti e rifiuti urbani”.
I tentativi di mitigazione sono stati illustrati, conti alla mano, dal vicesindaco Sergio Bucciarelli, che ha analizzato alcuni aspetti controversi dei lavori ereditati dalla precedente amministrazione e ha inoltre annunciato la volontà di creare una sinergia e un contatto costante con il Consorzio di Bonifica del Litorale Nord per la sorveglianza sistematica dei corsi d’acqua.
Valentino Arillo, coordinatore dell’unità di crisi di Civitavecchia, ha illustrato l’efficacia di una Protezione Civile messa a sistema. Strumenti concreti come sistemi di allarme all’avanguardia, un Piano di Emergenza Comunale che individua chiaramente le zone sicure e un COC (Centro Operativo Comunale) pronto a fare rete con le forze dei comuni limitrofi, rappresentano la struttura portante per la salvaguardia della popolazione.
L’intervento del biologo Patrizio Demartis ha invitato a riscoprire il potenziale ecologico dei fossi locali. Emblematico è il caso della foce di Castelsecco, che può essere preservata nella sua naturalità e trasformata in un parco urbano, offrendo un esempio concreto di convivenza e valorizzazione di queste risorse.

