Via al piano di interventi per salvare il Lago di Vico: dopo i primi incontri con il tavolo permanente parte il piano anti-erosione
Cronaca
30 Ottobre 2026
Via al piano di interventi per salvare il Lago di Vico: dopo i primi incontri con il tavolo permanente parte il piano anti-erosione

CAPRAROLA – Alla luce della sentenza del Consiglio di Stato n. 3945/2024, che impone l’adozione di misure urgenti atte a contrastare la compromissione dell’habitat e l’interruzione dei fenomeni di degrado l’Ente Monti Cimini – Riserva Naturale Lago di Vico non si è fatto attendere, attivando il Tavolo permanente di confronto con le associazioni di produttori, gli agricoltori e le comunità locali.

L’obiettivo comune è quello di salvaguardare il Lago di Vico ed invertire il processo di degrado che caratterizza il bacino interessato da fenomeni eutrofizzazione. Tra i primi interventi adottati, lo studio preliminare sul bacino della caldera, i cui risultati hanno individuato criticità e priorità da affrontare, in primis la lisciviazione dei terreni verso valle con conseguente immissione nel lago di fosforo ed azoto, i principali responsabili di questo processo.

Il piano di recupero, presentato in una conferenza stampa ufficiale, prevede un progetto articolato in cinque step: la prevenzione dell’interramento del lago, lo studio del bilancio idrico del bacino, la realizzazione di tre nuove vasche di sedimentazione e fitodepurazione, destinate a intercettare terra e nutrienti prima che raggiungano il lago ed infine il revamping dell’“Abboccatore”, con nuove paratie elettromeccaniche, controllo da remoto e monitoraggio delle portate”. Tra i primi provvedimenti che sono stati concordati con gli agricoltori, la realizzazione di gabbionate nei terreni con maggiore pendenza e criticità, con il fine di arginare i fenomeni di erosione ed il trasporto dei terreni verso lo specchio acqueo e di conseguenza l’immissione dei nutrienti nel lago.I gabbioni sono i sostituti naturali dei muretti a secco, non più presenti in molte aree della caldera. Sono strutture scatolari realizzate in rete metallica che vengono riempite sul posto con pietre o ciottoli di varie dimensioni.

Rappresentano una soluzione tecnologica ed ecologica il cui segreto sta nei “vuoti” tra una pietra e l’altra.A differenza dei muri in cemento armato o dei classici muri in pietra non creano una barriera impermeabile permettendo così il rallentamento ed il passaggio dell’acqua piovana attraverso le fessure della gabbia.

I gabbioni sono strutture “elastiche” che si adattano alla morfologia del suolo e favoriscono la biodiversità integrandosi perfettamente nel paesaggio naturale. “Alla luce della sentenza che ci impone l’adozione di misure urgenti – spiegano il presidente ed il direttore dell’Ente Parco Alessandro Pontuale ed Eugenio Monaco – siamo passati alla prima fase operativa in accordo con i vari soggetti sul territorio.

Non si tratta semplicemente di intervenire sul lago, ma sull’intero sistema che lo alimenta. Il nostro obiettivo è ridurre alla fonte l’erosione e l’apporto di nutrienti, gestire meglio la risorsa idrica e creare le condizioni per un progressivo recupero della qualità delle acque e dell’habitat, in un progetto di ampio respiro che ci prefiggiamo di portare avanti con associazioni ed agricoltori.Il nostro obiettivo è, infatti, trovare un giusto equilibrio tra la fruizione delle persone, la parte produttiva agricola della nocciola e quindi la tutela di una produzione d’eccellenza”.