Politica
22 Aprile 2013
Zappacosta controllore di se stesso <br />

di ANTONIO FONTANELLA

La questione della verifica delle compatibilità di assessori e consiglieri comunali è all’ordine del giorno all’inizio di ogni legislatura. Stavolta, però, con la composizione della nuova giunta, al Pincio si sono trovati di fronte ad un caso più evidente (e per certi aspetti imbarazzante) del solito.
L’ufficio tecnico, infatti, quando tratta le questioni relative agli acquedotti (con particolare riferimento al Medio Tirreno), si trova inmezzo ad un chiaro caso di incompatibilità: l’assessore ai Lavori Pubblici, da cui dipende politicamente l’ufficio, ed il presidente del consorzio sono infatti la stessa persona: l’esponente di Alleanza Nazionale Enrico Zappacosta. La situazione di incompatibilità sostanziale è evidente: basti pensare alla liquidazione, da parte del dirigente o del funzionario che ogni giorno collabora con lo Zappacosta assessore, delle fatture presentate dallo Zappacosta presidente, senza contare le manutenzioni delle condotte e tutte le altre numerose circostanze in cui i due ruoli potrebbero confliggere. Il diretto interessato, dopo la nomina, ha fatto sapere di aver rimesso l’incarico nelle mani del coordinatore provinciale del partito. Una decisione che può essere definitiva saggia ed opportuna dal punto di vista politico, ma che giuridicamente non è certo idonea a produrre alcun tipo di effetto. Con il risultato che l’incompatibilità rimane, insieme all’imbarazzo degli uffici.
Da definire, stando alla legge, anche la situazione degli altri consiglieri dei consorzi, rieletti all’aula Pucci: sebbene alla fine non sia passata la norma in Finanziaria (che avrebbe impedito ai consiglieri di ricoprire incarichi in enti o società partecipate dal Comune), resta in vigore quanto già disposto dal testop Unico degli Enti Locali: «Non può ricoprire la carica di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale o circoscrizionale l’amministratore o il dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento di ente, istituto o azienda soggetti a vigilanza in cui vi sia almeno il 20 per cento di partecipazione rispettivamente da parte del comune o della provincia …». Una situazione in cui, al momento, si trova Mario Fiorentini, consigliere comunale e membro del Cda del Nuovo Mignone.