di TONI MORETTI
CERVETERI – Nonostante da anni Cerveteri si sia battuta per la chiusura dell’impianto per lo smaltimento dei rifiuti di Cupinoro, denunciandone in vari episodi la pericolosità per la salute dei cittadini, non ultimo il pericolo dell’inquinamento delle falde acquifere, nonostante la città di Cerveteri abbia più volte espresso la sua volontà di voler uscire dal giro vizioso di un problema che in fondo riguarda soltanto la Capitale che negli anni, nonostante le amministrazioni che si sono succedute, non è riuscita a rendersi autosufficiente con la gestione dei suoi rifiuti, visto che ha comunque un territorio molto esteso dove una seria programmazione e una precisa filosofia di gestione del fenomeno, avrebbe potuto escludere che porta ora la Città Metropolitana a tornare alla carica, individuando nel territorio metropolitano, per esempio in Allumiere, Cerveteri, Fiumicino e Riano aree ‘’idonee’’ per i nuovi impianti della spazzatura: discariche, inceneritori, centri di trattamento. E sopperire al suo bisogno di trovare un nuovo sito per il conferimento dei rifiuti per tirarsi fuori dall’emergenza cominciata nel 2013 con la chiusura della discarica di Malagrotta. Secondo il sindaco Raggi quindi, bisognerebbe far fede a quanto messo a punto dai tecnici provinciali con le cosiddette aree bianche’ dove cioè si potrebbero aprire nuovi impianti come Fiumicino e Cerveteri, o quelle dove sono presenti ‘’cave non in esercizio’’ come Allumiere, Riano e una zona al confine tra Roma e Zagarolo. Luca Massimo Climati infaticabile animatore dei Comitati Uniti che tante battaglie ha condotto contro la riapertura di Cupinoro e a qualsiasi tentativo di riconversione, sentito in proposito dichiara che i comitati non hanno mai creduto, nonostante le promesse , che avessero rinunciato al proposito di individuare nel territorio metropolitano siti da attrezzare a nuove discariche o ad impianti di riconversione che sopperisse al grosso problema che la chiusura di Malagrotta ha creato alla Capitale.
«Noi – dice Climati – non abbiamo abbassato la guardia e non molleremo mai, tanto che già il 26, in associazione, ci sarà un’assemblea pubblica dove si discuterà dell’argomento e si decideranno le iniziative da prendere. Questa volta, la reazione e la partecipazione popolare deve essere torrentizia. Lo richiede il nostro ambiente, i nostri figli, la nostra dignità di cittadini che già tanto hanno dato, tanto hanno sofferto e non vogliono vedere sporcato il territorio da politiche e traffici innaturali e incomprensibili».


