LONDRA – La pretesa di cambiar l’ordine degli addendi, in questo caso quello più strutturale come l’allenatore, senza cambiar risultato finale. La pretesa, in questo caso, di prender Rosenior, estrarlo dallo Strasburgo per portarlo a Londra, pensando che riuscisse a replicar gli stessi risultati. Ha sbagliato ancora, la proprietà americana del Chelsea. Che oggi fa i conti a furor di popolo, che la contesta e non poco, con un altro sanguinosissimo esonero della sua era a tante ombre e ben poche (per quanto straordinariamente brillanti) luci.
Specialmente con un gruppo squadra legatissimo a Maresca con cui i giovani Blues si erano laureati campioni del mondo soltanto luglio corso, specialmente con una separazione così brusca e repentina come quella dicembrina, doveva risultar complicato pensar di poter imporre Rosenior ad ambiente e gruppo squadra. Dopo una timida partenza in cui tra l’altro ha fatto parlar di sé più per manifestazioni, atteggiamenti, principi d’arroganza e superbia che per altro, una primavera desolante: cinque sconfitte consecutive senza nemmeno andare a segno, non succedeva dal 1912. A Brighton l’ultima disfatta, quella fatale: inutile chieder scusa ad un settore ospiti che ormai ne chiedeva la testa, la società non ha potuto far altro che procedere all’inevitabile, l’esonero.
Un licenziamento avvenuto poco fa, alla fine del meeting tra dirigenza e proprietà BlueCo a Stamford Bridge. Hanno perso tutti. Con una promozione così avventata, s’è già bruciato reputazione Premier, il giovane 41enne. Ha perso il Chelsea, senz’altro la Champions; ma per l’appunto ha perso pure l’ex fluidificante di Hull e Brighton. Adesso per i Blues traghettatore McFarlane, a giugno sarà rieletto un allenatore per un progetto a lungo termine. Sarà ancora giovani, magari pagati tanto, ma per un team sostenibile e che ambisca ogni anno a giocar Champions: dopo 20 anni d’Abramovich, alla stragrande maggioranza del popolo Chelsea non basterà mai. A giugno non andrà sbagliata scelta, altrimenti quelle immagini di contestazioni assieme ai fratelli francesi di Strasburgo potrebbero replicarsi, ancora ed ancora.

