Omicidio Mollicone: Cattaneo in appello bis, Serena morta per asfissia
Cronaca
22 Aprile 2026
Omicidio Mollicone: Cattaneo in appello bis, Serena morta per asfissia

ROMA – La superperizia che ha segnato la svolta nelle indagini, nel 2018, sull’omicidio di Serena Mollicone, la 18enne di Arce uccisa nel 2001, è approdata oggi in aula nel processo d’appello bis davanti alla terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma. A illustrarne i contenuti alla Corte Cristina Cattaneo, medico legale e direttrice del Laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’Università di Milano. “Sappiamo che Serena Mollicone muore per un’asfissia meccanica facilitata dal trauma cranico – ha illustrato la Cattaneo – e questo lo si può dire per i segni sul cuore e per il fatto che è stata trovata con un sacco in testa e il nastro adesivo che copriva le vie aeree”.

La consulenza descrive anche una possibile colluttazione, confermata da varie lesioni sul corpo, seguita da un impatto contro una superficie ampia e piana, compatibile però non solo con la porta. “Un urto di una certa importanza, si potrebbe dire moderato, che ha creato sanguinamento e rime di frattura, ma non ha sfondato il cranio”, ha aggiunto Cattaneo.

Secondo la ricostruzione, l’impatto sarebbe avvenuto contro una porta, ipotesi già avanzata dagli inquirenti. “Non potremo mai dire quanto grave era questo trauma e quindi se Serena sarebbe sopravvissuta e nemmeno quanto tempo è rimasta in vita dopo il trauma”, ha specificato.

La professoressa Cattaneo ha poi parlato della compatibilità dell’altezza di Serena con la lesione sulla porta della caserma di Arce, che secondo l’accusa sarebbe ‘l’arma’ del delitto. Secondo l’esperta, Serena Mollicone potrebbe essere stata sollevata prima dell’impatto.

“Di modi di far del male ne ho visti davvero molti, le variabili sono innumerevoli e non possiamo fermarci a valutare millimetri o centimetri”, ha spiegato illustrando alcune slide. Nel corso dell’udienza, la consulente ha inoltre mostrato il calco della parte danneggiata della porta insieme alla ricostruzione del cranio, evidenziando come i due elementi risultino compatibili.

Un passaggio ritenuto centrale, perché proprio sugli esiti della superperizia si basa l’impianto accusatorio: Serena sarebbe stata colpita con forza contro la porta della caserma. A processo, con l’accusa di concorso in omicidio, figurano l’ex comandante della caserma di Arce, Franco Mottola, la moglie Anna Maria e il figlio Marco. In aula è presente solo l’ex maresciallo Franco Mottola, con il criminologo Carmelo Lavorino.