TUSCIA – Dopo l’ammissione al giudizio immediato, quattro persone ritenute vicine al boss turco Baris Boyun hanno scelto di chiedere di essere giudicate con rito abbreviato. Tre di loro erano stati raggiunti da misura cautelare in carcere lo scorso 17 dicembre, mentre un quarto imputato risultava irreperibile al momento dell’esecuzione dei provvedimenti.
Tra gli imputati figurano un uomo di 39 anni e uno di 35 anni, entrambi domiciliati a Vetralla al momento dell’arresto. Coinvolto anche Ismail Atiz, 28 anni, ritenuto figura di rilievo all’interno dell’organizzazione e arrestato il 25 agosto in una struttura ricettiva del capoluogo viterbese, dove era stato rintracciato a seguito di un mandato di cattura internazionale.
Secondo quanto emerso dagli atti, Atiz, nato in Turchia nel luglio del 1999, si trova attualmente detenuto in regime di particolare vigilanza dopo il trasferimento dal carcere di Mammagialla a un istituto penitenziario della Basilicata, ritenuto più adeguato in relazione al suo profilo di pericolosità. In precedenza, la richiesta di concessione degli arresti domiciliari era stata respinta dall’autorità giudiziaria.
Ora si attende la decisione del giudice per le indagini preliminari Roberto Crepaldi sull’ammissione al rito alternativo. L’eventuale accoglimento comporterebbe, in caso di condanna, una riduzione della pena fino a un terzo. La richiesta delle difese ha comportato il rinvio dell’avvio del processo, che avrebbe dovuto aprirsi il 15 aprile davanti alla Corte d’assise di Milano.
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo lombardo sotto la supervisione della procuratrice aggiunta Bruna Albertini, ruota attorno alla figura di Boyun, 42 anni, di origine curda, arrestato a Viterbo nel maggio 2024 insieme ad altri presunti membri del sodalizio.
Agli imputati vengono contestati diversi reati, tra cui l’associazione per delinquere con finalità di terrorismo e la partecipazione a una banda armata. Le accuse comprendono inoltre traffico internazionale di armi, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e detenzione illegale di armamenti, anche clandestini. Nel quadro investigativo figurano anche ipotesi di reato relative a omicidi, attentati, traffico di stupefacenti, riciclaggio e falsificazione di documenti, con l’aggravante della dimensione transnazionale dell’organizzazione.

