PESCARA – Così l’Adriatico divenne un inferno. Il Pescara è retrocesso, anche e soprattutto a livello ambientale, nella maniera più turbolenta e meno desiderata/anglosassone possibile.
Ieri sera s’è chiusa la regular season della stagione 25/26 di Serie B. I verdetti sono inequivocabili: Spezia e Pescara a braccetto retrocesse direttamente in C, senza alcuna speranza playout. Per il Delfino ogni speranza stessa era già compromessa, a dir la verità: colpa di quel rigore a Padova fallito da Russo che ha significato la sconfitta più pesante della tormentata annata biancoceleste. In molti hanno dato la colpa a leader Insigne, che nel momento più critico non sembra essersela sentita, mandando così un ragazzo dal discetto al rigore decisivo.
In un clima già di per sé settimanalmente esasperato, una volta fioccate le verità da Catanzaro con quel Bari che di fatto annientava ogni possibilità di salvezza, Pescara e Spezia ieri sera si sono annullate, crollando in C a braccetto. Ed all’Adriatico s’è giocato per 90 minuti in un clima surreale: cori di pesante contestazione a patron Sebastiani, ma soprattutto fischi senza intermittenza a leader Lorenzo Insigne.
Ma è un’ora dopo il fischio finale che ogni contesto è degenerato. Gli ultras sono infatti rimasti ad assiepare lo spazio esterno del parcheggione della tribuna. Parte un lancio costante di pietre prima, di fumogeni ed esplosivi poi. Scontri ed accenno di guerriglia con la polizia. Insomma, l’Adriatico divenne un inferno. Danneggiate alcune auto, altro caso di contestazione sportiva che sfocia in cronaca nera.

