FORMELLO (ROMA) – Oltre il danno, anche la beffa. Perché stanotte non è sotlanto sfumato il sogno Coppa Italia, bensì pure il traguardo direttamente correlato: la qualificazione all’Europa League. In casa l’indomani è amarissimo: musi lunghi, lacrime da asciugare, tanta tristezza. Ma non notte fonda, non può esserlo: immediatamente a lavoro, non c’è tempo da perdere, domenica (o lunedì) c’è un derby da onorare. Per quella gente che ieri, nonostante dissapori e contestazioni pluri-mensili alla proprietà, non ha voluto lasciar da sola la sua fede, nemmeno i suoi ragazzi.
Ma tra gli aspetti che saltano all’occhio in un’analisi lucida, quella a freddo del giorno dopo, è proprio come in Serie A cambi la lotta europea dopo l’esito della finalissima di Coppa Italia. Adesso non c’è più alcuna Lazio che da metà classifica salti in Europa League; adesso il piano è chiarissimo e lineare, alle prime sette posizioni corrisponderanno sette qualificazioni europee. C’è la Roma che insidia Juve e Milan ma che, male che andrà, sarà comunque in Europa League.
Lo stesso Como, che a Verona domenica scorsa ha festeggiato il primo storico accesso alle competizioni europee, adesso già certo del sesto posto ha potuto brindare all’Europa League. Niente Conference dunque, né per Roma né per Como. Conference che adesso diventa l’obiettivo dell’Atalanta, a questo punto Palladino o non Palladino già tra le assolute favorite del prossimo anno: qualificata al 99%, per la certezza assoluta serve un pari domenica col Bologna. A +6 sull’ottava, la Dea si prepara ad ospitare proprio i felsinei: primo match-point, poi sarà comunque calcio europeo.

