Era nell’aria da giorni, se non da settimane, se non da mesi. Adesso manca solo l’ufficialità ma dopo la breaking notturna che ha svegliato mezza Manchester, tra voci che si rincorrevano e che trovavano sempre più terreno fertile, siamo davvero ai titoli di coda: Pep Guardiola lascia Premier, calcio inglese e Man City. Un giorno che sarebbe dovuto arrivare, prima o poi, che adesso sembra sempre più vicino. Questione di giorni, se non di ore. Dopo 10 anni mozzafiato, uno dei più grandi allenatori della storia di questo sport lascia, dopo essersi assicurato d’aver lasciato un marchio inconfondibile anche a quello che, anche col suo avvento, è diventato il calcio più intrattenente, spettacolare ma soprattutto importante al mondo, la Premier, sempre più NBA.
Qualcosa, argomentando e scrutando, s’era ben intuito. Da quando qualcuno pizzicò in settimana Guardiola al centro di un Etihad deserto, immortalato mentre passeggia tra i suoi trofei, sistemati appositamente a centrocampo. Come per registrare il gran finale, in maniera suggestiva e cinematografica. Via via, col passare delle settimane, anche parte del suo staff aveva già fatto sapere al club che avrebbe lasciato. Un decennio, 10 anni di Man City e calcio inglese, cifra tonda: il raggiungimento di un arco temporale perfetto per riunire i puntini e chiudere il cerchio, il cerchio della vita. Insomma, i segnali c’erano tutti.
Era nell’aria persino sabato, quando con l’ennesimo trofeo in bacheca guardava ed ammirava con quel velo commosso, forse per l’ultima volta, i suoi tifosi in festa sugli spalti di Wembley. Sarà stato l’ultimo bacino, l’ultimo presente, l’ultimo gioiello dedicato loro. La ciliegina sarebbe stata l’ultima Premier, una volta ricostruito il nuovo ciclo dalla transizione della passata stagione, così al 99.9% non sarà. Double domestico a suggellare venti trofei in 10 anni, sette dei quali passati ad inseguire quella Champions fioccata alla fine come meglio non potesse: nell’anno del Treble, quell’indimenticabile 2023 che ha portato l’altra sponda di Manchester nella storia del calcio britannico esattamente come il Man United di Sir Alex. Con cui sì che adesso, dopo tutto questo, i paragoni possono calzare.
Guardiola lascia un’eredità preziosissima. Altro che macerie. Esattamente come Klopp lasciò a Slot un ciclo ricostruito e pronto a vincere, nella stessa maniera abdicherà Guardiola. Abdicherà ad uno dei suoi ex assistenti, Enzo Maresca, che ben conosce ambiente e filosofia: una squadra pronta a vincere, quest’anno. Erede che non sarebbe mai potuto esser Arteta: calci, calcioni, palle inattive e perdite di tempo. Il Football è ben altra storia.
E proprio a proposito di Football, quel che lascia Pep Guardiola è più forte di sei Premier League, tre FA Cup o cinque Coppe di Lega. Molto di più. E’ l’impronta indissolubile di chi in Inghilterra ha cercato di imitarlo. Sono in tante, anche tra le big, ad aver assunto nel tempo allenatori che hanno cercato di percorrere il solco della sua filosofia. E lui, quasi furbescamente, s’è sempre divertito a batterli. Perché quando i colleghi rivali cercavano di approfondire le sue intuizioni dell’anno precedente, all’anno successivo lui sfornava esattamente quella successiva. E lo faceva dotandosi di blocco storico e calciatori perfetti, per quel che voleva. A cui ha trasmesso quel carattere a volte persino folle, ma senz’altro quella mentalità feroce, la fame ed il successo, eterno filo conduttore dei più forti. Era stato chiamato anche per lasciar tracce indelebili nel calcio inglese, come forse qualcuno con quel pizzico di maligna invidia sottolineò: bene, 10 anni dopo possiamo dire che c’è riuscito, altroché. Se ne va da Re. Trattato e venerato come tale da un cultura magnifica, di cui s’è innamorato ed a cui ha restituito: innamorandosene reciprocamente, restando dieci anni. Ma come dicono quelli più bravi non piangere perché è finita, sorridi perché é successo. Il Re saluta, il Re abdica: adesso tocca ad Enzo Maresca.


