Roma – Furti, truffe e riciclaggio: confiscati beni per 1,8 milioni di euro a clan sinti
Cronaca
20 Maggio 2026
Roma – Furti, truffe e riciclaggio: confiscati beni per 1,8 milioni di euro a clan sinti

ROMA – La Polizia di Stato ha eseguito un decreto di confisca di beni, emesso ai sensi della normativa antimafia dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Roma, nei confronti di due uomini e una donna appartenenti a un clan sinti. La misura ha colpito un compendio patrimoniale del valore complessivo di circa 1,8 milioni di euro, costituito da quote sociali di due società ed un’impresa (attiva tramite complessi aziendali, operanti a Roma, nel commercio di veicoli e bar), una villa con piscina a Tivoli (già adibita dalla famiglia quale camera ardente), numerose polizze di pegno e 11 auto. Si tratta della conclusione di un’azione avviata a marzo 2024 con l’esecuzione del decreto di sequestro, emesso dall’autorità giudiziaria su proposta congiunta del procuratore e del questore di Roma, volta a contrastare l’accumulazione di patrimoni illeciti da parte delle organizzazioni criminali ed a sottrarre i relativi beni al circuito illegale per restituirli alla collettività in un percorso di legalità. Con l’attuale provvedimento il Tribunale ha inoltre irrogato nei soli confronti della donna, 34enne, e del 52enne suo cognato, la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza. È stata riconosciuta la notevole sproporzione tra fonti di reddito lecite e valore dei beni posseduti, direttamente o indirettamente dagli stessi, disponendo pertanto la loro confisca.

Secondo quanto ricostruito dagli agenti della Divisione Anticrimine della Questura, il gruppo, stabilitosi inizialmente nel basso Lazio e successivamente a Roma, si suddivideva gli affari illeciti con un altro clan sinti collegato. Quest’ultimo si dedicava prevalentemente al traffico di sostanze stupefacenti, mentre quello dei due destinatari del provvedimento a furti e rapine in abitazioni su tutto il territorio nazionale, organizzando vere e proprie trasferte criminali, dalla fabbricazione di documenti falsi alle truffe ai danni di anziani o tramite piattaforme di annunci online, fino al riciclaggio di veicoli di lusso ed altre attività delittuose. Il quadro raccolto dagli agenti ha lasciato emergere come i tre, insieme agli altri appartenenti allo stesso clan, si avvalessero di una fitta rete di prestanome ai quali intestare i veicoli, utenze telefoniche e carte prepagate, così da schermare la reale riconducibilità delle operazioni. Le indagini patrimoniali e la ricostruzione dei singoli profili criminali, che hanno abbracciato l’arco temporale di circa un ventennio, hanno consentito di documentare l’illecito arricchimento e il successivo reinvestimento degli ingenti proventi in società, veicoli di alta gamma, immobili, nonché orologi di lusso e preziosi, a loro volta oggetto di attività di riciclaggio, autoriciclaggio ed intestazioni fittizie.