Viterbo – “Le leggi ci sono, ma non vengono applicate”: il grido d’allarme del Comitato di viale Trento
Cronaca
27 Luglio 2026
Viterbo – “Le leggi ci sono, ma non vengono applicate”: il grido d’allarme del Comitato di viale Trento

VITERBO – «Le norme ci sono, ma sul territorio faticano a trovare piena applicazione». È un duro atto d’accusa quello lanciato dal Comitato di quartiere di viale Trento e zone limitrofe, che torna a puntare i riflettori su una delle aree più delicate della città, da tempo al centro di segnalazioni dei residenti per episodi di degrado e problemi legati alla sicurezza urbana.

Il Comitato, che opera anche attraverso il gruppo di Controllo di vicinato riconosciuto dai protocolli tra Comune, Prefettura e forze dell’ordine, interviene dopo l’approvazione del nuovo Regolamento di polizia urbana del Comune di Viterbo, chiedendo che le nuove disposizioni non rimangano soltanto sulla carta.

«Riteniamo doveroso porre una domanda semplice e formale alle autorità competenti – scrive il Comitato –: perché, di fronte a situazioni all’ordine del giorno, ampiamente documentate dalle segnalazioni dei residenti e dal materiale raccolto dal Controllo di vicinato, le norme faticano a trovare piena applicazione sul territorio?».

Nel documento viene ricordato come il nuovo regolamento individui espressamente viale Trento e le aree limitrofe tra le zone a tutela rafforzata della città. Tra le disposizioni richiamate figurano il divieto di bivacco, il divieto di utilizzare impropriamente panchine e arredi urbani, la possibilità di procedere al sequestro amministrativo degli oggetti utilizzati per occupare il suolo pubblico e il coordinamento con i servizi sociali nei casi di particolare fragilità.

Secondo il Comitato, però, gli strumenti normativi esistono già da anni. «L’adozione del nuovo regolamento rappresenta certamente un importante passo avanti – si legge nella nota – ma gli strumenti fondamentali previsti dalla normativa statale in materia di sicurezza urbana erano già disponibili dal 2017».

Nel mirino finisce anche quella che il Comitato definisce una convinzione errata: l’idea che intervenire nei confronti di persone senza disponibilità economiche sia inutile perché le sanzioni non verrebbero mai pagate.

«Sostenere che sia inutile intervenire significa interrompere la catena della legalità al suo primo anello, privando le autorità degli unici strumenti previsti dall’ordinamento per affrontare il degrado stanziale», affermano i rappresentanti del quartiere.

Il Comitato ricorda infatti che la normativa nazionale prevede non soltanto le sanzioni amministrative, ma anche il cosiddetto ordine di allontanamento della durata di 48 ore, passaggio ritenuto fondamentale per consentire, nei casi di reiterazione, l’adozione del Daspo urbano da parte del questore e, nelle ipotesi previste dalla legge, anche conseguenze di natura penale.

Nella parte finale del documento vengono formulate precise richieste alle istituzioni. Il Comitato domanda di conoscere «quali direttive operative siano state impartite agli equipaggi e alle pattuglie» per l’applicazione delle norme nelle aree di viale Trento, se sia previsto un utilizzo sistematico degli ordini di allontanamento e se Comune, Prefettura, Questura e servizi sociali intendano convocare un tavolo di coordinamento per affrontare in maniera condivisa le criticità del quartiere.

Pur ribadendo «la complessità del lavoro svolto quotidianamente dalle forze dell’ordine e dalla polizia locale», il Comitato conclude rinnovando la propria disponibilità al dialogo istituzionale, nella convinzione che «al quadro normativo vigente debbano seguire risposte operative concrete capaci di restituire al quartiere decoro, sicurezza e vivibilità».