Il capogruppo denuncia la mancata trattazione in Consiglio comunale del caso legato all’assunzione ex art. 90 dell’ex consigliera Loffredo e dei rapporti tra l’Amministrazione e la ditta del padre del sindaco Manuelli
SANTA MARINELLA – Scontro in Consiglio comunale a Santa Marinella tra il capogruppo della Lista Cittadini al Centro, Emanuele Minghella, e il presidente dell’assemblea, Gino Vinaccia, che secondo la ricostruzione del consigliere gli avrebbe impedito di intervenire su due questioni delicate: la surroga della consigliera Maria Elena Loffredo e la posizione del sindaco rispetto agli appalti che coinvolgono l’azienda del padre.
Minghella spiega di aver incontrato “difficoltà e ostacoli” nel tentativo di affrontare il tema delle dimissioni di Loffredo, assunta in Comune tramite articolo 90 dopo aver lasciato il seggio consiliare. Un atto che il capogruppo definisce “legittimo, ma politicamente scandaloso”, sintetizzabile – a suo dire – in “un posto da consigliere comunale in cambio di un posto in comune”.
Il nodo videosorveglianza e il padre del sindaco
Le tensioni si sarebbero acuite quando Minghella ha chiesto chi si occupi attualmente della gestione degli impianti di videosorveglianza comunali, facendo riferimento alla ditta Elettrotecnica di Marco Manuelli, padre del sindaco. Secondo il consigliere, tali impianti farebbero ancora capo all’azienda.
Il riferimento normativo richiamato da Minghella è l’articolo 61, comma 1-bis, del Testo Unico Enti Locali, che vieta di ricoprire la carica di sindaco in presenza di parenti o affini entro il secondo grado che risultino appaltatori del medesimo Comune.
La risoluzione contrattuale contestata
Al centro delle critiche anche le modalità con cui sarebbe stato chiuso il rapporto con la ditta Manuelli. Minghella fa riferimento a un “verbale di risoluzione per mutuo consenso” ai sensi dell’articolo 1372 del Codice Civile, relativo a un appalto da 147mila euro che, nel corso degli anni, avrebbe superato il milione di euro complessivo.
Secondo il capogruppo, questo strumento contrasterebbe con la prassi amministrativa, che prevede in questi casi il ricorso alla procedura di “esecuzione in danno”, con quantificazione dei lavori svolti tramite certificato di conformità ed eventuale escussione della fideiussione a garanzia. Procedura che, sostiene Minghella, non sarebbe stata attivata. Il consigliere segnala inoltre l’assenza di un parere legale specialistico a supporto della decisione.
L’annuncio: esposto al Prefetto e ipotesi TAR
Minghella preannuncia un esposto al Prefetto sulla vicenda, all’esito del quale valuterà l’eventuale ricorso al TAR. Nel testo diffuso, il capogruppo si rivolge direttamente al presidente Vinaccia, rivendicando la propria pregressa esperienza alla guida del Consiglio comunale e ribadendo che “la trasparenza non ammette veli” e che “nessun argomento è proibito”, compresa l’eventuale incompatibilità del sindaco, che – secondo la sua tesi – rischierebbe la decadenza qualora l’atto di risoluzione contrattuale si rivelasse imperfetto.

