Civitavecchia, l’acqua che divide: Comune e Sensi lontani dall’intesa sulle Terme
Amministrazione
30 Luglio 2026
Civitavecchia, l’acqua che divide: Comune e Sensi lontani dall’intesa sulle Terme

Il sindaco Piendibene rivendica il ruolo di “regista” nella gestione della risorsa idrica. L’imprenditore Marco Sensi: “La nostra concessione è legittima, non capiamo cosa sia cambiato”

CIVITAVECCHIA – Sull’acqua termale di Civitavecchia si gioca ormai il vero braccio di ferro tra Comune e privati. Il progetto del nuovo Parco Termale, presentato oltre un anno fa e fermo da tre mesi sul piano del confronto pubblico, resta bloccato non tanto per lungaggini burocratiche quanto per un contrasto di fondo tra Palazzo del Pincio e la famiglia Sensi su chi debba controllare e distribuire la risorsa idrica.

Piendibene: “400mila euro per certificare la falda”

A fare chiarezza sulla posizione dell’amministrazione è stato il sindaco Marco Piendibene, intervenuto durante l’ultima seduta del Consiglio comunale sugli equilibri di bilancio. Il primo cittadino ha illustrato lo stanziamento di 400mila euro destinato alla messa in sicurezza dei pozzi e allo studio della falda, un intervento che dovrà stabilire con esattezza quanta acqua termale sia effettivamente disponibile. Proprio da qui, secondo il sindaco, sarebbe nato l’impasse che ha fermato l’accordo procedimentale discusso nei mesi scorsi con gli investitori. “I Sensi ritengono di dover avere la primogenitura sull’acqua – ha detto Piendibene – mentre noi crediamo che l’acqua ci sia per tutti, ma vogliamo essere noi a stabilire come distribuirla tra Ficoncella, futuro impianto pubblico e iniziativa privata”. Il Comune si dice pronto a sbloccare la variante urbanistica necessaria a restituire all’area la destinazione turistico-termale, ma solo a condizione che l’intesa finale gli attribuisca un ruolo di guida nella gestione idrica. Al momento, quell’intesa non esiste ancora.

La versione di Sensi: “Concessione legittima, verificata dalla Regione”

Di segno opposto la lettura di Marco Sensi, che respinge la ricostruzione del sindaco. “Il Comune la concessione ce l’ha da anni e non l’ha mai utilizzata. Quando noi abbiamo deciso di investire davvero, siamo stati bloccati perché il Pincio teme che l’acqua non basti per il futuro sviluppo pubblico”, afferma l’imprenditore. Sensi richiama le verifiche tecniche svolte dalla Regione Lazio prima del rilascio della concessione mineraria alla società, comprese le prove di portata effettuate anche alla presenza di rappresentanti del Comune, che avrebbero accertato la compatibilità dell’emungimento sia con la sorgente della Ficoncella sia con eventuali futuri sviluppi dell’area termale pubblica. “La nostra concessione prevede una portata minima di 25 litri al secondo. Chiederci di cederla al Comune non è accettabile”, ribadisce. E aggiunge: “Fino a poco tempo fa l’amministrazione sosteneva il progetto e aveva espresso tutti i pareri favorevoli. Oggi questo cambio di atteggiamento ci sorprende. La domanda è semplice: cosa è cambiato?”.

Il Comune avanza comunque sul fronte pubblico

Mentre il progetto privato resta in stallo, Palazzo del Pincio prosegue con il proprio percorso di valorizzazione dell’area termale: la riapertura delle Terme Taurine è attesa tra settembre e ottobre, al termine degli interventi della Soprintendenza, mentre proseguono i piani per la riqualificazione della Ficoncella e, in prospettiva, per la realizzazione di un impianto termale pubblico.

Un anno dopo, il progetto è ancora fermo

A un anno dalla presentazione del masterplan e a tre mesi dall’ultimo confronto pubblico, l’investimento privato da circa 10 milioni di euro resta congelato. Al di là dei tempi tecnici e delle carte da firmare, a tenere bloccato il progetto è oggi soprattutto una questione di principio: chi debba avere l’ultima parola sulla risorsa più preziosa del comparto termale cittadino.