VITERBO – Risse, episodi di degrado, presunto spaccio, aggressioni e situazioni che da tempo alimentano la percezione di insicurezza. Al Sacrario, nel cuore di Viterbo, il tema della sicurezza torna a infiammare il dibattito cittadino. E questa volta la discussione prende una direzione diversa: non soltanto chi controlla le strade, ma anche chi controlla le case dalle quali provengono alcune delle persone che frequentano quelle strade.
A riaccendere la discussione è stato il post pubblicato sui social da un noto ristoratore del centro, che ha posto la questione in maniera volutamente provocatoria: se «questa gente che delinque vive sicuramente in una casa», chi gliela affitta? E con quale tipo di contratto?
Un intervento dai toni duri che ha raccolto un’enorme quantità di commenti e reazioni, dividendo l’opinione pubblica ma facendo emergere una domanda che, al di là dei toni utilizzati sui social, è tutt’altro che nuova.
La domanda sugli appartamenti
Tra i commenti, infatti, molti cittadini chiedono che l’attenzione non si concentri esclusivamente sulle persone presenti nelle aree considerate più problematiche, ma anche sulle condizioni degli immobili nei quali alcune di queste persone abitano.
Il tema riguarda, in particolare, la possibile presenza di affitti irregolari, sovraffollamento degli appartamenti, occupazioni abusive e situazioni anagrafiche non corrispondenti alla reale composizione dei nuclei che vivono negli immobili.
Si tratta, però, di aspetti che devono essere verificati caso per caso. Non è possibile stabilire un collegamento automatico tra chi commette un reato e il luogo in cui abita, così come non è possibile sostenere che un appartamento sia affittato irregolarmente senza un accertamento. La questione posta dal dibattito pubblico è piuttosto un’altra: quanto sono frequenti e quanto sono sistematici questi controlli?
La domanda non nasce dal nulla.
A Viterbo i controlli sulle abitazioni sono già stati fatti
Nel passato le forze dell’ordine hanno infatti effettuato operazioni specifiche proprio per verificare la situazione degli immobili nelle zone del centro.
Nel 2016, ad esempio, a San Faustino vennero effettuati controlli finalizzati anche al contrasto degli affitti in nero, con il coinvolgimento di Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e Polizia locale.
Negli anni successivi l’attenzione si è nuovamente concentrata sugli appartamenti delle aree più sensibili della città, con verifiche relative alla presenza effettiva dei residenti, ai contratti di locazione e alla situazione degli occupanti.
Il tema dell’abitare, dunque, non è estraneo alle politiche di sicurezza della città. E proprio per questo oggi la domanda che arriva dai cittadini è se quel tipo di attività venga portata avanti con continuità e con quali risultati.
Il Sacrario continua a essere una delle zone sotto osservazione
Nel frattempo, i controlli sulle strade non si sono fermati.
Lo scorso luglio un dispositivo rafforzato della Polizia ha portato all’identificazione di 810 persone nelle aree considerate più sensibili del capoluogo. Tra loro, riferisce la Questura, c’erano diverse persone gravate da precedenti di polizia, per le quali sono stati avviati ulteriori approfondimenti finalizzati a valutare eventuali misure di prevenzione. I controlli hanno riguardato anche cittadini stranieri, con verifiche sulla regolarità della presenza sul territorio nazionale.
Il dato, va precisato, non significa che quelle persone abbiano commesso reati in occasione dei controlli, né che la presenza di precedenti equivalga automaticamente a una responsabilità per episodi di criminalità avvenuti al Sacrario.
Ma conferma quanto l’area sia considerata meritevole di particolare attenzione da parte delle forze dell’ordine.
E il problema non riguarda soltanto i controlli sulle persone. Anche il quartiere di San Faustino, immediatamente a ridosso del Sacrario, continua a essere interessato da interventi specifici. A gennaio 2026, ad esempio, è stato eseguito un nuovo sgombero di un appartamento occupato abusivamente nelle palazzine Ater della zona.
La questione del sovraffollamento
È proprio qui che si inserisce uno degli aspetti più delicati sollevati dal dibattito online.
In alcune abitazioni del centro, secondo segnalazioni raccolte nel corso degli anni, si sarebbero verificate situazioni nelle quali il numero delle persone effettivamente presenti sarebbe stato superiore a quello compatibile con le caratteristiche dell’immobile.
Anche in questo caso, però, servono controlli e numeri ufficiali.
La domanda da rivolgere alle istituzioni è quindi molto semplice: quanti appartamenti sono stati controllati negli ultimi anni nelle zone del Sacrario, San Faustino e centro storico?
E ancora: quanti contratti di locazione irregolari sono stati individuati? Quante persone risultavano residenti senza esserlo effettivamente? Quanti casi di sovraffollamento? Quante occupazioni abusive? Quante segnalazioni sono state trasmesse all’Agenzia delle Entrate o agli altri enti competenti?
Sono dati che consentirebbero di spostare la discussione dai social alla realtà.
Il problema è noto da tempo
Che quello degli immobili sia un tema conosciuto dalle istituzioni non è, peraltro, una novità.
Già negli anni passati, parlando con un amministratore comunale della questione, ci era stato spiegato senza giri di parole che «il problema è ben noto, ma è di difficile gestione».
Una difficoltà che può avere diverse ragioni: la necessità di coordinare più amministrazioni e forze dell’ordine, la tutela della privacy, la verifica dei contratti, le procedure amministrative e giudiziarie e, naturalmente, la distinzione tra un regolare rapporto di locazione e un eventuale utilizzo illecito dell’immobile.
Ma proprio perché il problema è conosciuto, oggi la domanda diventa ancora più concreta: quali strumenti vengono utilizzati e con quale frequenza?
Sicurezza e percezione: due questioni da non confondere
C’è poi un elemento che merita di essere tenuto presente per evitare che il dibattito scivoli nell’allarmismo.
La percezione di insicurezza in una determinata zona non coincide necessariamente con l’andamento complessivo della criminalità. Un singolo episodio violento, una rissa o un’aggressione possono avere un impatto enorme sulla percezione dei residenti e dei commercianti, soprattutto quando si verificano ripetutamente nello stesso luogo.
Allo stesso tempo, però, il fatto che i numeri complessivi della criminalità possano essere migliori rispetto al passato non rende meno importante il disagio di chi vive o lavora quotidianamente in una determinata area.
È questo, probabilmente, il punto dal quale ripartire.
La domanda che resta sul tavolo
Il post del ristoratore ha utilizzato parole forti e ha provocato una reazione altrettanto forte. Ma, depurata dalla polemica, la domanda che emerge è concreta.
Se una parte dei problemi di sicurezza riguarda persone che vivono stabilmente nel centro cittadino, quanto sappiamo delle condizioni degli immobili nei quali risiedono?
Non si tratta di sostenere che un affitto irregolare produca automaticamente criminalità. Non è così. E non si tratta nemmeno di associare la criminalità alla nazionalità di chi vive in un appartamento.
Si tratta di capire se controllare la legalità degli immobili, la regolarità dei contratti e il numero degli occupanti possa rappresentare uno degli strumenti di prevenzione, accanto ai controlli sulle strade.
Viterbo ha già sperimentato in passato questo tipo di verifiche. Oggi, mentre Sacrario e San Faustino continuano a essere sottoposti a controlli straordinari, la domanda è se quella strada venga ancora percorsa e con quali risultati.
Perché la sicurezza di una piazza non passa soltanto da chi la pattuglia.
In alcuni casi, potrebbe essere necessario capire anche cosa accade dietro le porte delle case che la circondano.

