Ladispoli – Sette lavoratori irregolari in un’attività di cibi da asporto: sanzioni per oltre 23mila euro
Cronaca
5 Agosto 2026
Ladispoli – Sette lavoratori irregolari in un’attività di cibi da asporto: sanzioni per oltre 23mila euro
Pugno duro della finanza verso l'imprenditore e gestore dell'attività

Ladispoli – Sette lavoratori irregolari sono stati individuati dalla Guardia di finanza durante un controllo in un’attività di vicinato dedita alla vendita di cibi da asporto. L’intervento è stato eseguito dai militari della Compagnia di Ladispoli nell’ambito dei servizi finalizzati al contrasto del lavoro sommerso e alla tutela della legislazione sociale.

Al momento dell’ispezione, all’interno dell’esercizio erano presenti sette dipendenti impegnati nella preparazione delle vivande. Dagli accertamenti successivi, effettuati anche attraverso la documentazione relativa ai rapporti di lavoro, sarebbe emersa l’irregolarità dell’intera forza lavoro.

In particolare, due dipendenti sarebbero risultati completamente “in nero”, in quanto privi della preventiva comunicazione obbligatoria di instaurazione del rapporto di lavoro.

Per gli altri cinque lavoratori, invece, i finanzieri avrebbero riscontrato il pagamento delle retribuzioni in contanti, quindi attraverso modalità non tracciabili, oltre a irregolarità nella tenuta del Libro unico del lavoro.

Gli approfondimenti si sono estesi anche agli aspetti fiscali e contributivi. Secondo quanto accertato dalla Guardia di finanza, sarebbero emerse ritenute previdenziali e assistenziali non effettuate sui dipendenti e ulteriori ritenute regolarmente operate ma successivamente non versate all’Erario.

Alla luce delle violazioni contestate, nei confronti dell’impresa è stato redatto un verbale unico di accertamento e notificazione. Le sanzioni complessivamente contestate superano i 23mila euro e comprendono, tra le altre, la cosiddetta maxisanzione per l’impiego di lavoratori non regolarizzati, oltre ai provvedimenti relativi al pagamento non tracciabile degli stipendi e alla gestione irregolare del Libro unico del lavoro.

Sul fronte fiscale, gli accertamenti avrebbero inoltre quantificato in oltre 8.500 euro le ritenute operate sui dipendenti ma non versate all’Erario. A questa somma si aggiungono quasi 4mila euro di ritenute che sarebbero state dovute ma non effettuate.

L’attività rientra nel piano dei controlli della Guardia di finanza contro il lavoro sommerso. Un fenomeno che, oltre a sottrarre ai lavoratori le necessarie tutele previdenziali, assistenziali e assicurative, può determinare anche condizioni di maggiore precarietà e sicurezza sul lavoro.

Il lavoro irregolare rappresenta inoltre un elemento di distorsione della concorrenza, penalizzando le imprese che operano nel rispetto delle norme e sostengono integralmente i costi legati alla regolarità dei rapporti di lavoro.