MILANO – Tra i nodi da sciogliere dell’estate del Milan, quello forse più imponente e mediatico corrisponde al nome di Rafael Leao. Le due parti avevano ampiamente concordato che se fosse arrivata l’offerta giusta avrebbero separato le proprie strade, i propri destini. E certamente il calciatore portoghese non ha fatto nulla per mascherare la voglia d’andar via, manifestando con dichiarazioni che dalle parti di Casa Milan hanno fatto storcere il naso a più di qualcuno il suo desiderio di cambiare aria, ritener chiusa l’esperienza milanista e chissà, sognar magari Premier o altri campionati d’elite. Il Milan non prese minimamente bene quelle esternazioni, perché palesavano aria d’uscita e chiaramente non contribuivano ad alzar il prezzo del cartellino; anzi, decisamente ad abbassarlo.
Al Mondiale, tra l’altro, non ha brillato. Anzi, sostanzialmente relegato sempre ad un semplice contributo dalla panchina: mai un vero e proprio titolare nelle scelte tecniche dell’ormai ex commissario tecnico lusitano Roberto Martinez. Così agenti ed intermediari si sono affacciati sul mercato internazionale, ma senza ottenere le risposte che speravano. Non interessa. Non interessa ai top club europei, tantomeno a quelli di Premier. Persino Tottenham e Leeds hanno fatto altre scelte. Su di lui l’unico interesse concreto è quello turco: prima s’è affacciato il Fenerbahce ma senza argomenti convincenti, quindi nelle ultime ore apparsi a Milano emissari del Galatasaray che in missione avrebbero offerto al Milan 30 milioni più 5 di bonus. Non abbastanza. A quelle cifre, i rossoneri non svendono. Al calciatore, tra l’altro, l’ipotesi turca non fa impazzire: senza giri di parole ambiva a qualcosa in più, sarà pure lui rimasto deluso e scottato.
Anche perché Leao s’è presentato bene. Stavolta ha parlato poco, è apparso sorridente e s’è messo a disposizione non solo dei compagni bensì soprattutto del nuovo tecnico Ruben Amorim: entrambi portoghesi, parlano la stessa lingua. Scoccata una nuova scintilla all’improvviso. In quel ruolo, sottopunta a sinistra di piede destro, l’allenatore vede Pulisic. Senz’altro, ma sa bene quanto Leao soprattutto in Italia possa far la differenza, da quella mattonella lì. Ecco perché chissà, qualcosa potrebbe cambiare. Se non stia già cambiando.

