PARIGI – Ed è appena successo qualcosa di incredibile a Parigi. Per tutto lo sport italiano, per il nuoto azzurro, ma soprattutto per il nuoto mondiale. Abbiamo prima spinto, sospinto, quindi tifato. Quindi, fatidicamente, strillato. Urlato e festeggiato. Perché il trionfo di Sara Curtis è motivo di vanto ed orgoglio tricolore, non solo in Europa ma nel resto del mondo.
E’ andata oltre le più rosee aspettative. Nemmeno serviva la medaglia d’oro, la storia d’altronde era già stata scritta in semifinale. Con quel record del mondo nei cinquanta dorso disciplina che da oggi avrà il suo volto identitario come fosse iconografia. Non solo al diavolo la pressione s’è portata a casa il metallo più prestigioso, ma è stata addirittura in grado di battere sé stessa, Sara.
Da 26.63 a 26.56. Sette centesimi in meno. S’è addirittura migliorata. Mai nessuna donna, mai nessuna atleta, nel corso della storia del nuoto, era scesa così: è record, record mondiale. Ancora una volta, nemmeno 24 ore dopo, demolendo già Sara Curtis. Come le campionesse, che coi riflettori puntati addosso si esaltano: sapeva che aveva gli occhi di Parigi e del mondo del nuoto su di sé, ha ripagato. Chiude davanti a tutte e brinda alla medaglia d’oro: lascia sul posto Moluh e Cox,.
E l’ha fatto a sole 19 primavere. Predestinata, campionessa: in Francia non soltanto è scoppiata, ma è già diventata leggenda. Ha scritto pagine che vanno oltre ogni confine di razionalità. Va celebrata, tributata, omaggiata. Onore, Sara Curtis. E’ gloria, Italia.

