Peste suina, scatta l’allarme nel Lazio: quattro cinghiali positivi e una maxi zona infetta
Cronaca
4 Settembre 2026
Peste suina, scatta l’allarme nel Lazio: quattro cinghiali positivi e una maxi zona infetta
Dopo il primo caso individuato a Riano, altri tre animali sono risultati contagiati. La Regione corre ai ripari: ecco dove scattano i divieti e cosa cambia per cittadini, cacciatori e allevamenti

LAZIO – La Peste Suina Africana torna a far scattare l’allerta nel Lazio. Dopo la conferma del primo caso, individuato alla fine di agosto nel territorio di Riano, le verifiche condotte dalle autorità sanitarie hanno portato alla scoperta di altri tre cinghiali positivi al virus.

I casi accertati sono quindi saliti a quattro e hanno spinto la Regione Lazio ad adottare una specifica ordinanza per rafforzare le misure di controllo e limitare il rischio di diffusione della malattia.

La prima positività era stata confermata il 27 agosto. Da quel momento sono state attivate le strutture di emergenza e monitoraggio previste a livello nazionale, sotto il coordinamento del ministero della Salute. Anche il Lazio ha costituito una propria unità di crisi, alla quale partecipano le Asl, l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Lazio e Toscana, le direzioni regionali competenti per Salute, Ambiente e Agricoltura e il commissario regionale per la fauna selvatica.

La ricerca di ulteriori carcasse nell’area di Riano ha permesso ai servizi veterinari delle Asl di individuare altri tre cinghiali morti. Gli esami successivi hanno confermato la presenza del virus anche nei nuovi animali.

Tutti e quattro i casi accertati si trovano quindi nel territorio di Riano. In seguito alla diffusione del virus è stata istituita una vera e propria “zona infetta”, che comprende i Municipi III e XV di Roma Capitale e numerosi comuni della provincia.

L’area interessata comprende Campagnano di Roma, Capena, Castelnuovo di Porto, Civitella San Paolo, Fiano Romano, Filacciano, Fonte Nuova, Formello, Guidonia Montecelio, Magliano Romano, Mazzano Romano, Mentana, Monterotondo, Morlupo, Nazzano, Ponzano Romano, Riano, Rignano Flaminio, Sacrofano e Sant’Oreste.

Una delle priorità indicate nell’ordinanza è il rafforzamento della sorveglianza sulla popolazione di cinghiali, soprattutto nel caso di animali trovati morti o che presentino evidenti segni di malattia.

Le eventuali carcasse dovranno essere recuperate, gestite e smaltite dai servizi veterinari seguendo precise procedure di biosicurezza, proprio per evitare che il virus possa essere ulteriormente diffuso attraverso l’ambiente, gli animali o le attività umane.

L’ordinanza introduce una serie di limitazioni che riguardano direttamente le attività svolte all’interno della zona infetta.

I Comuni dovranno installare cartelli e avvisi per informare residenti e frequentatori delle aree interessate sulla presenza del virus e sui comportamenti da adottare.

Particolare attenzione viene riservata anche alla disponibilità di cibo per i cinghiali. Le amministrazioni dovranno quindi intervenire sulla collocazione e sulla gestione dei contenitori per i rifiuti, con l’obiettivo di ridurre la possibilità che gli animali selvatici entrino in contatto con fonti di alimentazione facilmente accessibili.

Tra le misure previste c’è anche il divieto di organizzare eventi e assembramenti, compresi i picnic, nelle aree agricole e naturali comprese nella zona interessata. Eventuali deroghe potranno essere concesse soltanto per motivazioni specifiche e sulla base delle valutazioni dell’autorità sanitaria.

Diventa inoltre obbligatorio segnalare la presenza di cinghiali morti o moribondi, così da consentire alle autorità di effettuare rapidamente i controlli necessari.

Nella zona interessata dall’ordinanza viene infine sospesa anche l’attività venatoria.

La Peste Suina Africana rappresenta un problema esclusivamente animale: non è una malattia trasmissibile all’uomo. Il virus può però colpire i suini domestici e selvatici e, negli allevamenti, può provocare conseguenze particolarmente pesanti.

Per questo motivo i servizi veterinari delle Asl dovranno procedere al censimento e all’aggiornamento delle informazioni sugli allevamenti presenti nell’area interessata, verificando anche l’eventuale presenza di strutture non ancora registrate.

Particolare attenzione sarà riservata agli allevamenti all’aperto, dove il contatto con la fauna selvatica può risultare più probabile.

In questi casi potranno essere introdotte ulteriori misure di sicurezza, come il confinamento degli animali, il rafforzamento delle recinzioni e delle altre barriere fisiche e l’adozione di protocolli di biosicurezza più stringenti. Potranno inoltre essere introdotte limitazioni alla movimentazione dei suini.

Nei casi in cui non sia possibile ripristinare in tempi brevi condizioni di sicurezza adeguate, l’ordinanza contempla anche la possibilità di procedere con abbattimenti preventivi.

Parallelamente proseguiranno i controlli veterinari e il monitoraggio virologico sui suini morti o considerati sospetti.

La situazione, dunque, resta sotto osservazione. Le misure potranno essere ulteriormente modificate o rafforzate sulla base dell’evoluzione dell’epidemia e delle indicazioni provenienti dalle autorità sanitarie nazionali ed europee.