Dalla Tuscia allo spazio, UNITUS prima università italiana: cinque progetti selezionati per la missione Axiom 5
Cronaca
18 Settembre 2026
Dalla Tuscia allo spazio, UNITUS prima università italiana: cinque progetti selezionati per la missione Axiom 5

VITERBO – L’Università della Tuscia porta cinque progetti nella seconda fase di valutazione dell’Agenzia Spaziale Italiana per la missione Axiom 5, prevista nel 2027. Dalle neuroscienze alla nutrizione, dalla genetica all’agricoltura spaziale: le ricerche dell’ateneo viterbese guardano alla vita dell’uomo e delle piante in orbita.

 

Dalla Tuscia allo spazio. L’Università degli Studi della Tuscia (UNITUS) si distingue a livello nazionale nell’ambito della ricerca legata alla missione scientifica Axiom 5 (Ax-5), prevista nella seconda metà del 2027.

 

Sono infatti cinque i progetti dell’ateneo viterbese ad aver superato la prima fase di valutazione da parte dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), il numero più alto ottenuto da una singola università italiana.

 

Le ricerche selezionate affrontano ambiti molto diversi tra loro, ma accomunati dall’obiettivo di studiare gli effetti della permanenza nello spazio e individuare soluzioni utili per le future missioni in orbita. Neuroscienze, linguaggio cinematografico, alimentazione, genetica, microbiologia e protezione delle colture vegetali diventano così parte di un unico percorso verso la Space Economy.

 

La soddisfazione della rettrice Tiziana Laureti

 

“Il superamento della prima fase di valutazione da parte dell’Agenzia Spaziale Italiana per ben cinque dei nostri progetti legati alla missione Axiom 5, che ci attesta come prima università in Italia, rappresenta uno straordinario motivo di orgoglio e la prova della dinamicità, innovazione e interdisciplinarietà della nostra comunità scientifica”, ha spiegato la Rettrice dell’Università della Tuscia, professoressa Tiziana Laureti.

 

“Dalle scienze agrarie alla biologia, passando per le neuroscienze, la nutrizione e i Film Studies, i nostri ricercatori dimostrano come l’eccellenza accademica possa spingersi oltre ogni confine, anche quello terrestre, offrendo contributi fondamentali per la Space Economy e la salute dell’uomo”, ha aggiunto la rettrice.

 

I cinque progetti di UNITUS

 

Il primo progetto, Moving Images Without Gravity, studia il modo in cui l’assenza di gravità può modificare la percezione dello spazio e del corpo attraverso le immagini in movimento. I ricercatori sottoporranno gli astronauti a brevi sequenze filmiche e test percettivi prima, durante e dopo il volo, con l’obiettivo di raccogliere informazioni utili anche alla progettazione dei futuri contenuti culturali, informativi ed educativi destinati alle stazioni orbitali.

 

Con MIRAGE (Microgravity Innovation in Rehydration for Advanced Gastronomic Engineering) l’attenzione si sposta invece sull’alimentazione spaziale. Il progetto punta a sviluppare e validare la reidratazione in microgravità di una pasta ripiena liofilizzata, nel formato quadruccio. L’obiettivo è ottenere un alimento compatto e ad alta densità nutrizionale, capace di reidratarsi passivamente in orbita, mantenendo le proprie caratteristiche organolettiche e riducendo il consumo di acqua e i tempi necessari per la preparazione.

 

C’è poi SPACENUTS, dedicato alla frutta secca italiana. Lo studio analizzerà gli effetti delle radiazioni e della microgravità sulla stabilità ossidativa, sulle proprietà antiossidanti e sulle caratteristiche sensoriali di nocciole, noci, mandorle e pistacchi. La ricerca punta anche a valutare il possibile ruolo protettivo della pellicola esterna della frutta a guscio e il contributo di questi alimenti alla dieta mediterranea durante le missioni spaziali di lunga durata.

 

Il progetto GRIT (Genetic Resilience and Individual responses across gravity Transitions) affronta invece il rapporto tra genetica e adattamento alle variazioni gravitazionali. Attraverso lo studio del crostaceo Artemia parthenogenetica, utilizzato come modello con linee clonali, i ricercatori analizzeranno l’espressione genica, il comportamento e lo sviluppo in condizioni di microgravità, alla ricerca di fattori che possano aiutare a comprendere la diversa risposta degli individui allo stress delle transizioni gravitazionali.

 

Infine, U-BIOM (Understanding Bacterial biofilm under the Influence Of Microgravity) riguarda la vita vegetale e i microrganismi. Il progetto studierà il modo in cui la microgravità influenza la formazione del biofilm di batteri fitopatogeni, cioè microrganismi capaci di attaccare le piante ma innocui per l’uomo. Attraverso camere microfluidiche e semi di pomodoro, l’esperimento punta a comprendere i meccanismi di adesione e patogenicità, informazioni considerate importanti per proteggere e coltivare piante e ortaggi nelle future serre spaziali.

 

Dalla ricerca della Tuscia alle future missioni spaziali

 

I cinque progetti mostrano dunque un approccio fortemente multidisciplinare, nel quale competenze apparentemente lontane tra loro vengono applicate a uno stesso scenario: quello della permanenza dell’uomo nello spazio.

 

Dalla percezione delle immagini alla pasta italiana, dalla frutta secca alla genetica fino alla protezione delle colture, la ricerca sviluppata all’Università della Tuscia punta così a portare in orbita competenze nate anche nel territorio viterbese, con applicazioni che possono riguardare non soltanto le future missioni spaziali, ma anche la salute, l’alimentazione e l’agricoltura sulla Terra.