ROMA – Tra una tensione politica e l’altra, tra scossoni e dimissioni, il calcio italiano continua quantomeno a muoversi bene su altri fronti. Quelli indiscutibili, quelli più rilevanti, quelli che in ogni sede erano cerchiati in rosso sulle lavagne, gli imperativi più prestigiosi all’ordine del giorno. Come consegnar per tempo alla UEFA la lista degli stadi da candidare per Euro 2032.
Com’è noto, quella FIGC che durante l’era Gravina ambiva già ad Euro 2028 poi finito al Regno Unito, ci riprovò per Euro 2032 salvo poi constatare che forse, l’unico mezzo con cui vincere le elezioni, era candidarsi assieme alla Turchia. E così fu: l’Uefa assegnò gli Europei dei 2032 ad Italia e Turchia, a braccetto. Prefissando 10 stadi in tutto, cinque a nazione.
L’Italia ancora deve sciogliere le riserve. Le scioglierà l’Uefa. Entro ottobre scadeva il termine per presentare all’Uefa un disegno di potenziali 14 stadi, tra quelli da ristrutturare (e quindi con ogni termine) e quelli già realizzati, con annesse città che chiaramente, a livello di sviluppo e trasporti, dovranno esser pronte per ospitare partite del genere, eventi che mobiliteranno persone da tutta Europa.
Per accelerare questo processo, il ministro per lo sport, Andrea Abodi, aveva nominato appositamente un commissario, Massimo Sessa, per arrivare a conclusione del dossier definitivo. Figurano i due stadi di Roma, dall’Olimpico al nuovo impianto a Pietralata, quindi il nuovo San Siro a Milano, così come chiaramente l’Allianz di Torino. Quindi gli impianti di Bari e Lecce in Puglia, in attesa delle riqualificazioni di Franchi e Maradona a Firenze e Napoli, così come Bologna Bologna, Cagliari, Genova, Palermo, Roma, Salerno e Verona. Adesso spetta all’Uefa, l’Italia aspetta riscontri ed indicazioni. Roma, Milano e Torino non sembrano in discussione, più indecisione su quarta e quinta città.

