Si respira aria differente in quel di Austin. Si respira potenzialmente aria storica. L’elettricità, di quella bella. La sensazione, comune e condivisa in maniera collettiva, d’esser di fronte ad un fuoriclasse che può segnare storia. Anche lui, che può già entrare nei mostri sacri della Formula Uno nonostante la giovane età; anzi, forse anche e soprattutto per questa motivazione qui.
Domani, potenzialmente già primo match point per il pilota Mercedes. Un italiano che può tornare a vincere un Mondiale di Formula Uno, non succede dal dopoguerra, non succede dai tempi di Ascari. C’è antologia, c’è da aprire i libri di storia, c’è da sfogliar pagine su pagine ed affondare le radici nel passato remoto per ammirar il trionfo di un pilota tricolore. Con l’unico rimpianto mozzafiato che scorre velocemente dentro al cuore: Kimi non è Ferrari.
E domani, per far sì che in occasione del sestultimo weekend dell’anno di F1 possa già laurearsi campione forte di 102 punti di vantaggio, devono succedere in maniera concomitante più cose. Difficili, ma mai impossibili. Qualcuno forse tiferà meno Hamilton, chiamato ad arrivare non più di quinto o sesto; Antonelli deve vincere, Russell stesso non deve andare a punti. Le possibilità sono poche, l’appuntamento sarebbe soltanto rinviato. Ma già al COTA, con quegli spumanti tenuti appositamente a portata di mano, nel caso fosse. Altrimenti, post Texas, appuntamento soltanto rinviato in Messico.

