LIVORNO – A Livorno scoppia la polemica sui corsi di lingua e cultura araba destinati agli agenti delle Forze dell’Ordine. L’iniziativa, promossa congiuntamente da alcune sigle sindacali, dall’amministrazione comunale e dalla comunità musulmana locale, ha scatenato la durissima reazione di Marcella Amadio, consigliera regionale e capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, che ha bollato senza mezzi termini il progetto come un atto di «semplice sottomissione culturale».
Pur non negando in linea di principio l’utilità di percorsi formativi volti ad accrescere le competenze professionali degli agenti, l’esponente meloniana ritiene inaccettabile il messaggio politico alla base dell’accordo. «Un progetto che si vorrebbe far passare come strumento di sicurezza, ma che nei fatti ribalta completamente il senso dello Stato e della convivenza civile», attacca Amadio. Il paradosso, secondo la consigliera, risiede nella pretesa che siano le divise italiane a doversi adeguare: «Chi sceglie di vivere e risiedere in Italia ha il dovere morale e civico di imparare la nostra lingua e di rispettare le nostre leggi».
La posizione di Fratelli d’Italia si fa ancora più intransigente sul fronte dell’ordine pubblico. Per gli stranieri che delinquono sul territorio nazionale senza conoscere l’idioma locale, Amadio invoca un’unica strada: il rimpatrio. «È semplicemente inaccettabile chiedere allo Stato di piegarsi non solo alle culture altrui, ma addirittura a chi ha potenzialmente commesso un reato», prosegue la nota, sottolineando come gli immigrati intenzionati a integrarsi onestamente attraverso il lavoro siano già perfettamente consapevoli della necessità di padroneggiare l’italiano.
L’affondo finale della consigliera chiama in causa direttamente i promotori del progetto, auspicando una netta presa di distanza da un’iniziativa giudicata di matrice ideologica. Per FdI, le vere priorità per garantire la sicurezza a Livorno restano il controllo capillare del territorio e la tolleranza zero verso l’illegalità, «non i corsi d’arabo sponsorizzati dalla sinistra e dalla Cgil».

