Cassonetti della plastica a rischio in mezzo Lazio: si ferma l’impianto di Sermoneta
Ambiente
31 Ottobre 2026
Cassonetti della plastica a rischio in mezzo Lazio: si ferma l’impianto di Sermoneta

SERMONETA – Da ieri Del Prete Waste Recycling non accetta più plastica e multimateriale da Roma, Latina e altri undici Comuni. Accusa Corepla di non ritirare il materiale da mesi.

Fate la differenziata, separate le bottiglie, sciacquate i vasetti dello yogurt. Da ieri in una parte del Lazio quella plastica rischia di non avere un posto dove andare. Del Prete Waste Recycling di Sermoneta, uno dei più grandi impianti di selezione della regione, ha sospeso con effetto immediato, «fino a data da definirsi», i conferimenti di imballaggi in plastica e multimateriale.

Lo ha scritto il 30 ottobre alla Regione Lazio, alle Prefetture di Roma e Latina e a gestori e Comuni serviti. L’elenco è lungo: AMA e Comune di Roma, ABC e Comune di Latina, e poi Cisterna, Rocca di Papa, Minturno, Sabaudia, Bassiano, Maenza, Priverno, Sermoneta, Pontinia, Cori e Sperlonga. Ai Comuni l’azienda chiede di avvisare subito chi raccoglie e trasporta i rifiuti, perché i camion non partano.

Piazzali pieni, nessuno ritira

L’impianto dice che non è una sua scelta. Il problema, scrive, è il «protratto e sistematico mancato ritiro» da parte di Corepla, il consorzio che dovrebbe prendere la plastica selezionata e avviarla al riciclo.

Le diffide sono partite a dicembre 2025, seguite da altre comunicazioni a giugno e ottobre, ma secondo l’azienda non è mai arrivato un calendario dei ritiri.

Ora i piazzali sono quasi saturi. Accettare altro materiale vorrebbe dire violare l’autorizzazione e mettere a rischio sicurezza e ambiente: gli impianti pieni di plastica sono quelli che bruciano.

La plastica ferma da mesi sotto la pioggia, inoltre, si deteriora e perde valore, e con lei rischia un ramo d’azienda da circa 100 lavoratori.

Chi paga il conto

Il sistema è finanziato da tutti noi. Il contributo ambientale che i produttori versano per ogni imballaggio finisce nel prezzo di quello che compriamo. Corepla, consorzio privato previsto dalla legge, gestisce queste risorse per far funzionare la filiera.

La domanda è semplice: se quei soldi ci sono, perché gli impianti restano pieni? E chi pagherà per liberarli? Il consorzio ha spiegato nelle scorse settimane che la filiera vive un momento «drammatico». La plastica vergine costa poco e il riciclato non si vende, alcuni impianti sono andati a fuoco e altri sono fermi, mentre la raccolta continua a crescere.

Ha chiesto aiuto al ministero dell’Ambiente. Nel frattempo, da settembre, Corepla è in amministrazione giudiziaria per dodici mesi su decisione del Tribunale di Milano, per un’ipotesi di «agevolazione colposa» verso un’azienda consorziata accusata di gestione illecita dei rifiuti.

E adesso?

Per svuotare i piazzali, oggi la strada più concreta sembra spedire la plastica all’estero, a costi che qualcuno dovrà sostenere. Se nessuno interviene, l’ordine dei danni è già scritto: prima gli impianti, poi i Comuni, infine i cittadini con i cassonetti pieni sotto casa. La palla passa al ministero, alla Regione, a Corepla. Vedremo nei prossimi giorni chi la raccoglie.