VITERBO – La città di Viterbo ha celebrato oggi, 25 aprile, l’ottantunesimo Anniversario della Liberazione con una solenne e partecipata cerimonia nel cuore del capoluogo, a Piazza Martiri d’Ungheria. Un momento di profondo raccoglimento, culminato con l’omaggio ai caduti, che ha visto schierate tutte le massime autorità civili e militari del territorio. Hanno presenziato, tra gli altri, il Prefetto di Viterbo Sergio Pomponio, il Questore Luigi Silipo, oltre alle rappresentanze dell’Esercito Italiano e dell’Arma dei Carabinieri.
A prendere la parola per primo dal palco è stato il Presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Romoli, che ha invitato i presenti a una profonda riflessione: “Il 25 aprile è il giorno in cui la nostra coscienza civile viene chiamata a misurarsi con parole che troppo spesso rischiano di apparire scontate: libertà, democrazia, pace. Parole semplici ma immense”. Romoli ha poi ricordato come, 81 anni fa, questi stessi ideali “avessero il peso del sacrificio, della lotta e della speranza”. Un monito che assume una valenza ancora più forte oggi, in un “tempo complesso, attraversato da guerre e tensioni internazionali, da conflitti che sembravano appartenere al passato e che invece tornano a minacciare i popoli e i confini”.
A seguire è intervenuta la sindaca Chiara Frontini, che ha ripercorso il significato profondo e storico della Liberazione, descrivendola come il momento esatto in cui l’Italia ha ritrovato il battito del proprio cuore libero, trasformando il silenzio imposto dall’oppressione in una vibrante partecipazione democratica. La prima cittadina ha ricordato il valore di una comunità nazionale che cessa di essere spettatrice per farsi protagonista del proprio destino. Un passaggio fondamentale del suo discorso è stato rivolto al ruolo cruciale delle donne: a loro, che in quel frangente storico esercitavano per la prima volta il pieno diritto di cittadinanza, va il merito storico di aver compiuto il miracolo silenzioso di ricostruire il tessuto umano, le relazioni e la società civile muovendosi tra le macerie del dopoguerra.
A margine del momento celebrativo, la sindaca ha poi voluto rivolgere un pensiero e una dedica speciale ai giovani. Così come i ragazzi dell’immediato dopoguerra si fecero carico della ricostruzione fisica e morale del Paese, i giovani di oggi sono chiamati a una sfida altrettanto imponente: edificare e preservare un mondo in cui, attualmente, si fatica a mantenere la pace e a instaurare un dialogo costruttivo. A questa nuova generazione, ha sottolineato Frontini, deve andare il massimo rispetto e l’aiuto incondizionato da parte di tutti — istituzioni, enti, genitori e cittadini — per garantire le basi solide di un futuro possibile.
Terzo e ultimo a intervenire è stato Enrico Mezzetti, Presidente della sezione ANPI di Viterbo, che ha tenuto un discorso lungo e accorato. Mezzetti ha scelto di incentrare la sua riflessione sull’articolo 3 della Costituzione italiana, definendo la nostra Carta “la più bella del mondo, ma anche la meno omaggiata e utilizzata fino in fondo”. Il Presidente dell’ANPI ha poi tracciato una chiara rotta per il domani, sottolineando con forza l’importanza dell’accoglienza come pilastro fondamentale su cui l’Italia dovrebbe fondare il proprio futuro. Un discorso conclusosi con un appello inequivocabile: l’importanza vitale, oggi come ieri, di non smettere mai di essere orgogliosamente antifascisti.



















