Torre di Pasolini, la Regione avvia la reintegra nel patrimonio dell’Università Agraria: ora chi risarcirà di oltre un milione di euro il proprietario Gallinari?
Cronaca
18 Giugno 2026
Torre di Pasolini, la Regione avvia la reintegra nel patrimonio dell’Università Agraria: ora chi risarcirà di oltre un milione di euro il proprietario Gallinari?

di Simona Tenentini

SORIANO NEL CIMINO – Nuovo sviluppo nella complessa vicenda che riguarda i terreni dove si erge la Torre di Chia, oggetto di una controversia giudiziaria tra l’Università Agraria e l’attore Gabriele Gallinari, attuale proprietario dell’immobile. Stando a quanto si apprende, la Regione Lazio – Direzione Agricoltura, Area Usi Civici – ha comunicato l’avvio del procedimento amministrativo finalizzato alla reintegra della storica dimora di Pier Paolo Pasolini nel patrimonio civico gestito dall’Agraria, dando seguito alla sentenza emessa dal Commissario per la liquidazione degli usi civici di Roma il 7 aprile 2025.

Questi, in sintesi, i dettagli relativi all’acquisto dell’immobile da parte dell’attuale proprietario, Gabriele Gallinari.

La proprietà, vincolata dalla Soprintendenza e rinunciata da parte del Ministero dei Beni Culturali è stata acquistata anche sulla base di una certificazione fornita dal Comune di Soriano che esclude la presenza di usi civici.

L’inesistenza di usi civici è stata confermata dal Consulente tecnico di ufficio, ovvero dal professionista di fiducia incaricato dal Commissario per la liquidazione degli usi civici, Prof. Sandro Notari. Il Commissario però ha deciso di discostarsene senza motivare.

L’inesistenza da tempo immemore sul terreno in questione degli usi civici, il cui riconoscimento è stato richiesto solo dopo l’acquisto e l’avvio del restauro di Gallinari (nel 2022), ha permesso che Pasolini lo acquistasse sul libero mercato e vi realizzasse la propria casa in assoluta buona fede, non abusivamente come oggi si vorrebbe lasciare intendere, mentre se ne utilizzano il nome e l’opera a scopo di lucro: ulteriore sfregio alla memoria del Poeta.

Se l’Università Agraria entrasse in possesso anche dei fabbricati che insistono sul terreno si configurerebbe un arricchimento indebito.

Come riconosce infatti la Corte di Cassazione, un’eventuale reintegra imporrebbe il riconoscimento di un indennizzo a favore dell’attuale proprietario e il compito della quantificazione di tale indennizzo spetterebbe alla Regione. Sui fabbricati realizzati da Pasolini, recentemente restaurati da Gallinari sotto la guida della Soprintendenza e manutenuti nel tempo in buona fede, la sentenza di primo grado non si esprime.

Ma come previsto dall’art. 1150 del Codice Civile essi andrebbero risarciti al possessore in buona fede per un importo pari per lo meno al costo di acquisto, di restauro e di manutenzione.

Se la Regione Lazio decidesse di farsi carico del rilascio prima che la sentenza passi in giudicato, cioè sia definitiva senza possibilità di appello, si esporrebbe al rischio di dover poi restituire il bene all’attuale proprietario e di dovergli risarcire i danni provocati dalla temporanea perdita della casa di abitazione.

Ma soprattutto, se l’Università Agraria, ente privato che gestisce beni pubblici,  non fosse in grado di indennizzare l’attuale proprietario (costo di acquisto, restauro, manutenzione per oltre 1 milione di euro), la Regione dovrebbe farsene carico in fase di esecuzione del rilascio, perché un esproprio a costo zero come quello che l’Università agraria vorrebbe mettere in atto è incostituzionale.

L’esecuzione della sentenza imporrebbe al proprietario di agire anche per il risarcimento dei danni subiti non solo nei confronti dell’Università Agraria, ma anche di tutti i soggetti a vario titolo responsabili.

Infatti l’acquisto è avvenuto in buona fede, sulla base di titoli validi e certificazioni urbanistiche in assenza dei quali il proprietario non avrebbe acquistato.

Insomma, alla fine della fiera, se la Torre di Pasolini fosse espropriata al legittimo compratore, chi risarcirebbe a Gallinari la somma di oltre un milione di euro da lui spesa per un immobile certificato, all’epoca, come libero da vincoli e dunque anche da usi civici come la stessa CTU aveva tra l’altro confermato?