BOLOGNA – La notizia è di quelle grosse. E francamente, per tempistiche, decisamente sorprendenti. Perché in Serie A salta già la seconda panchina. Malgrado la sosta incombente, potenzialmente fatale, il club in questione ha deciso di anticipare i tempi e di non lasciare all’allenatore a rischio nemmeno la possibilità di giocarsi il suo posto di lavoro, bensì di sollevarlo sin da subito dal rispettivo incarico.
Non parliamo di un club che notoriamente, come tutti quelli che cambiano ad inizio stagione, son soliti lottar per la bassa classifica o gli stessi che appartengono alla geografia delle ultime della classe. Bensì di una delle società più lungimiranti dell’ultimo decennio, il Bologna. In settimana, ancora senza vittorie all’attivo, Sartori e Di Vaio si sono ritrovati: riunioni fiume, alla fine decisione partorita.
Con Tedesco non è mai scoccata la scintilla. Rapporto con piazza e spogliatoio mai decollato, evidentemente nemmeno col club. Che ha deciso di tagliar la testa al toro, anticipar quel che sarebbe successo e scegliere immediatamente un’altra direzione. Va detto che per la prima volta dopo tanti anni il Bologna ha smontato: venduti nella stessa sessione tre pezzoni come Castro, Lucumi e Rowe. Per Tedesco, contesto complicato.
Si respirava aria da fine ciclo. Il Bologna, come società, ha voluto evidentemente invece già rilanciare. Andando immediatamente a prendere un allenatore più quotato, da queste parti. Rilanciar l’ambizione felsinea, qual miglior modo o garanzia che assumere Raffaele Palladino. Che dopo Firenze e Bergamo torna in pista: contratto fino al 2029, ha detto sì. Oggi ratificato il tutto, già, ed immediatamente in campo. Domenica c’è il Torino: il Bologna rilancia, non c’è tempo da perdere.

