“In carcere perché scrivo su Facebook”, Adinolfi arrestato per aver violato i domiciliari: l’inchiesta su Scommessa Collettiva
Cronaca
21 Settembre 2026
“In carcere perché scrivo su Facebook”, Adinolfi arrestato per aver violato i domiciliari: l’inchiesta su Scommessa Collettiva
L'ultimo post social del giornalista poco fa via Facebook: "Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto"

ROMA – Si aggravano le misure cautelari nei confronti di Mario Adinolfi, passato nelle scorse ore dal regime degli arresti domiciliari alla detenzione in carcere. I finanzieri del Comando Provinciale di Roma, su delega della Procura capitolina, hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Tribunale a causa della “reiterata e sistematica violazione” del divieto di utilizzare i social network, prescrizione fondamentale imposta dalla precedente misura restrittiva. Un provvedimento che ha scatenato la reazione immediata del diretto interessato, affidata alla rete poco prima del trasferimento.

“Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto”, ha dichiarato il giornalista attraverso il proprio profilo, commentando a caldo la decisione del Giudice per le Indagini Preliminari. Secondo gli inquirenti, tuttavia, la costante e documentata presenza online dell’indagato ha assunto un “rilievo determinante nella rivalutazione del quadro cautelare”, concretizzando un evidente rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio che ha reso incompatibile la permanenza tra le mura domestiche.

L’ordinanza originaria scattata a luglio, che vietava ad Adinolfi l’utilizzo “in qualsiasi forma, di dispositivi telefonici, informatici e telematici” con l’unica eccezione dei contatti con il proprio difensore di fiducia, si inserisce nel solco di una complessa inchiesta finanziaria. Le accuse ipotizzate dalla magistratura spaziano dalla truffa aggravata e continuata all’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, fino all’abusivismo finanziario e all’omessa dichiarazione dei redditi.

Il caso al centro delle indagini, condotte dai militari dell’Aliquota della Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, ruota attorno a un presunto sistema di investimenti denominato “Scommessa Collettiva”. Promosso proprio attraverso quei canali social diventati oggi oggetto dell’aggravamento della misura, il “Betting Group” avrebbe attirato ingenti somme di denaro da parte di numerosi soggetti, convinti di poter ottenere le alte remunerazioni prospettate. I partecipanti, che hanno poi fatto scattare le indagini attraverso plurime denunce e querele, sarebbero invece rimasti a mani vuote, senza ottenere in tutto o in parte la restituzione dei fondi versati o i guadagni promessi.

Già nei mesi scorsi, parallelamente all’applicazione dei domiciliari, i finanzieri avevano eseguito un sequestro preventivo per oltre 400 mila euro ai danni dell’indagato. La Guardia di Finanza precisa che la misura cautelare odierna è stata adottata nella fase delle indagini preliminari e che, in attesa di un giudizio definitivo da parte degli organi competenti, nei confronti del giornalista vige il principio della presunzione di non colpevolezza.