Bentornato Musetti: resurrezione e trionfo, colpaccio a Lione
Sport
25 Ottobre 2026
Bentornato Musetti: resurrezione e trionfo, colpaccio a Lione

LIONE (FRANCIA) – Come un arcobaleno. Come a voler spiegare a tutti che la resurrezione sportiva resta sempre possibile. Musetti suggella l’anno più difficile della sua carriera con un successo, con un trionfo, con un trofeo. Quello di Lione, l’ATP 250. E seppur soltanto 250, diventa particolarmente significativo, per mille motivi.

Il primo è che è sempre un successo. Sempre un trofeo. Significa sempre sollever qualcosa che resta: è storia, finirà nel palmares. Il terzo del tuo complessivo, non succedeva da quattro anni: era il 2022, all’epoca si affacciò alle luci della ribalta, tra Amburgo e Napoli. Poi scelse di giocar a livelli straordinari e c’è rimasto per anni, affrontando i più forti, unico motivo per cui non ha vinto; ma è stato Top 5, quel che più conta, è stato protagonista ai livelli più assoluti, livelli che nel 2027 conta di poter tornare ad abbracciare.

Intanto va verso la chiusura un anno devastante. Quattro infortuni, inclusi quelli muscolari, i più dolorosi. Da Roma in poi, una Caporetto. Cocenti eliminazioni ai primi turni, per mesi e mesi l’ombra di sé stesso. E lo swing asiatico è stato in tinta unita. Fino a quando ha deciso di ripartir da Lione, senza troppe pretese, ma senza mollare mai un centimetro. Ed alla fine, quasi auto-sorprendendosi, ha tirato fuori una splendida cavalcata.

Fino alla semifinale con Cobolli e quel derby tutto italiano vinto strameritatamente. D’esperienza. Se sta bene, ha ancora qualcosa di più. Più esperienza, più mentalità, più freddezza. E s’è visto, anche il giorno dopo, anche poco fa, in finale con l’americano Fritz: top 14, un avversario che punta alle Finals. Ben battuto, tra 6-3 e 6-4, giocando per larghi tratti il suo miglior tennis. Era ora, che bello riammirarlo così.

Non parteciperà stavolta alle Finals, è scivolato nel tempo e nei mesi addirittura in 26° posizione ATP, ma che gioia. Perfetto, letale, sicuro di sé. Già, quella sicurezza. Se lo accompagna il fisico, non ha più motivi per dubitarne. Quarto italiano al successo quest’anno, dopo Sinner, Cobolli e Darderi. Bene così, gioiamo per il carrarino.